Scontri No-Covid al Circo Massimo. In nove nel mirino della Procura. Obbligo di firma per chi fomentò la guerriglia a giugno

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Si è svolta con tecniche di guerriglia tipiche del tifo organizzato la manifestazione contro le misure anti Covid, tenuta il 6 giugno 2020 al Circo Massimo. A metterlo nero su bianco è il gip di Roma, Ezio Damizia, nel decreto con cui ha disposto 9 obblighi di firma nei confronti di altrettanti indagati per gli scontri tra manifestanti che prima hanno attaccato i giornalisti presenti e dopo gli agenti di polizia.

“Un gruppo di circa 200 persone”, si legge nell’atto, “dopo aver spintonato e lanciato bottiglie di vetro contro i reporter, ha indirizzato l’azione violenta nei confronti delle forze dell’ordine presenti in via dei Cerchi facendole oggetto del lancio di numerosi petardi, fumogeni e corpi contundenti, secondo tecniche di guerriglia ‘da stadio’, con una perfetta divisione dei compiti e una simultanea realizzazione di più azioni violente”.

Come accertato dalle indagini della Procura di Roma, guidata dal procuratore Michele Prestipino, a parere del gip “l’idea della manifestazione è nata, negli ambienti ultrà bresciani vicini alla destra radicale, come forma di protesta verso i provvedimenti adottati dal governo per contrastare il diffondersi della pandemia da Covid-19 ed ha trovato immediatamente un’ampia condivisione da parte di numerosi altri gruppi che hanno visto nella gestione del lockdown il frutto di un disegno teso ad impoverire la nazione per svenderla all’Ue”.

Ad organizzarla, infatti, è stato il movimento Ragazzi d’Italia che racchiude diverse anime del mondo ultras italiano e dei movimenti della destra radicale. Che la situazione fosse ad alta tensione, con la movimentazione che aveva fatto il giro del web, è stato chiaro già dai primi scontri che si sono verificati a Via dei Cerchi, ancor prima che la manifestazione avesse inizio, con il pretesto di allontanare gli operatori dell’informazione che stavano intervistando un partecipante all’iniziativa

Tanto è bastato per far scattare l’ira dei cosiddetti tifosi che prima hanno lanciato cori gridando “giornalista terrorista” e dopo, incappucciati o con il volto coperto da passamontagna, hanno iniziato un fitto lancio di bombe carta, pietre e bottiglie, contro i giornalisti e i cameramen presenti. Attimi di paura che hanno spinto i poliziotti ad intervenire che, a loro volta, sono diventati il bersaglio delle violenze con gli ultrà che hanno provato ad aprirsi un varco con il lancio di fumogeni e torce. Una battaglia vera e propria in cui sono rimasti feriti 10 agenti e un videomaker, quest’ultimo colpito alla testa con l’asta di una bandiera.

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di Gaetano Pedullà

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