Scontro sulla legge elettorale, Zingaretti è stufo dei ricatti di Renzi. La riforma in stallo dopo il no di Iv al proporzionale. Ma il leader dem avverte: pronti a nuove convergenze

di Raffaella Malito
Politica

Non ci sta il Pd ad ammainare la bandiera della riforma elettorale. Sul Brescellum o Germanicum, come si preferisce chiamarlo, sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 5%, i dem ci riproveranno il 28. Quando la conferenza dei capigruppo di Montecitorio tornerà a riunirsi per decidere il calendario dei lavori di agosto.

STORIE TESE. In quell’occasione, spiega Emanuele Fiano in un’intervista a Repubblica.it, “il nostro presidente Delrio chiederà nuovamente una cosa che peraltro Italia viva aveva già accettato, e cioè la calendarizzazione rapida della legge elettorale. Ripeto: chiederà una cosa già accettata dalla Conferenza dei capigruppo e quindi da tutta la maggioranza che aveva stabilito, senza che nessuno si opponesse, la data del 27 luglio per avviare la discussione in aula. Non c’è nessuna accelerazione. Semmai la necessità di recuperare un ritardo rispetto alla tabella di marcia decisa da tutta la maggioranza a gennaio”. Il deputato dem e relatore del Brescellum ribadisce quanto da tempo va dicendo il Nazareno ovvero che “accompagnare il referendum sul taglio dei parlamentari a una revisione elettorale e costituzionale è un’esigenza politica fondamentale a tutela dei diritti di uguaglianza degli elettori”. E soprattutto rilancia il messaggio di Nicola Zingaretti: ora che Iv ha rotto il patto scatta la ricerca di “nuove convergenze”. “Per scrivere una nuova legge elettorale ci rivolgeremo a tutto il Parlamento”, dice Fiano. Che, al contempo, rassicura sul fatto che il governo non rischi: “La legge elettorale non è tema di governo, ma di dibattito parlamentare”. Esulta il renziano Marco Di Maio, capogruppo in commissione Affari costituzionali: “Missione compiuta: finalmente anche il Pd ha capito che le regole del gioco si scrivono insieme. è ciò che chiediamo da settimane e per questo ci siamo opposti a una incomprensibile (e non concordata) forzatura sui tempi. Priorità ai posti di lavoro e non ai posti in Parlamento”. In realtà laddove i posti in Parlamento significano le poltrone delle commissioni permanenti Iv qualche priorità ce l’ha, eccome. Se a Montecitorio un accordo sulle due caselle da occupare è stato in linea di massima trovato, al Senato Iv si batte per avere la Lavoro – su cui M5S non intende però mollare – e Istruzione. Un tentativo per chiudere la partita verrà fatto il 29 ma un accordo è tutt’altro che scontato. L’impuntatura di Iv sulla legge elettorale rischia di ripercuotersi sulla partita per i 28 nomi dei presidenti e irrigidisce i dem. Che i renziani siano ora per il maggioritario e per il modello del sindaco d’Italia è facile da capire. La soglia del 5% fa inevitabilmente paura a un partito che i sondaggi danno sotto al 4%. Tutta da verificare è invece la possibilità di “nuove convergenze” sulla riforma elettorale rilanciata dal Pd. Ufficialmente tutti e tre i partiti dell’opposizione sono schierati per il maggioritario. Ma un’ala azzurra, quella più moderata, non disdegna affatto il proporzionale. A oggi Forza Italia non si tradisce e con il capogruppo in commissione Affari costituzionali Francesco Paolo Sisto fa la faccia cattiva: “Sfrontata è la minaccia agitata dal Pd di ricercare accordi in Parlamento sulle regole del gioco democratico in seguito alla defezione di Italia viva nel voto in ufficio di presidenza della I commissione sulla calendarizzazione della riforma. Le aule rappresentative non sono uno spauracchio da agitare per piegare qualche partito o per tenere unita una maggioranza a pezzi”. Matteo Salvini provoca: “Sì a discutere di legge elettorale a patto che si vada a votare subito”.