Scosse al cervello per smorzare la fame nervosa. Nuovi sviluppi per la stimolazione utilizzata per curare il mal di testa

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Una stimolazione con un casco, stile elettroencefalogramma, potrebbe smorzare le tentazioni appetitose dei golosi, nemiche della dieta e della linea, quelle cioè che portano all’obesità. L’idea arriva da uno studio italiano  dei ricercatori dell’IRCCS Policlinico San Donato, secondo cui questa tecnica potrebbe aiutare a dimagrire, quantomeno a fermare l’impulso di proseguire l’assunzione di alimenti, abbassando la soglia del desiderio di cibo. La stimolazione magnetica transcranica profonda è un trattamento medico che utilizza l’energia magnetica per stimolare i neuroni all’interno di specifiche aree cerebrali. Viene utilizzata per il trattamento della depressione resistente, di alcuni tipi di emicrania e delle dipendenze patologiche e si è dimostrata una buona opzione terapeutica anche per ridurre il desiderio impellente di droghe e cibo, anche se finora i meccanismi con cui la stimolazione agisce sull’organismo non erano stati del tutto chiariti.

Ora gli effetti sono stati valutati su un gruppo di 40 pazienti, considerando i marcatori nel sangue potenzialmente associati con la ricompensa da cibo, dopo una singola sessione di stimolazione di trenta minuti, ad alta o a bassa frequenza. I dati raccolti hanno evidenziato che nei pazienti sottoposti a stimolazione ad alta frequenza aumentano significativamente i livelli ematici di beta endorfine, i neurotrasmettitori coinvolti nella produzione di un maggiore senso di soddisfazione dopo l’ingestione di cibo, sia rispetto ai pazienti sottoposti a stimolazione a bassa frequenza sia rispetto al gruppo di controllo, sottoposto a una stimolazione placebo. Per gli autori, il naturale sviluppo di questo lavoro sarà l’utilizzo del brain imaging per identificare direttamente come la dTms ad alta frequenza cambi la struttura e la funzionalità del cervello nei pazienti obesi, sia a breve sia a lungo termine, e l’estensione della metodica a un numero più ampio di pazienti. Gli esperti del Policlinico San Donato sottolineano pure come la medesima disfunzione nel circuito cerebrale legato alla ricompensa si evidenzia anche nei casi di dipendenza patologica da sostanze come droghe e persino nella dipendenza da gioco.