Scuola, ecco la riforma. I presidi sceglieranno gli insegnanti. Renzi ai prof: è giunta l’ora di mettervi in gioco

Se sarà davvero una buona scuola ce lo dirà il tempo. Certo che di cose ne dovrebbero cambiare con il nuovo disegno di legge presentato dal Governo in Consiglio dei ministri. E che ora verrà sottoposto al vaglio del Parlamento. Il premier, Matteo Renzi, è certo che i tempi saranno brevissimi e che a partire da settembre partiranno le assunzioni promesse. Anche se tra il dire e il fare c’è di mezzo il Parlamento.

VEDIAMO COSA CAMBIA
Autonomia delle scuole e dei presidi, che saranno “come allenatori” di una squadra e gestiranno l’organico funzionale dei docenti potendo attingere da un Albo, con la scomparsa dal 2016 della figura del supplente. Non scompaiono gli scatti d’anzianità al cui fianco compariranno gli scatti legati al merito (200 milioni saranno stanziati dal 2016). Verranno messi a disposizione di ogni insegnante 500 euro per le sue spese culturali (libri, musei, musica). E le scuole potranno ricevere il 5 per mille ma anche uno “school bonus”. Fino alle medie restano previsti gli sgravi per le scuole paritarie. Più spazio a materie culturali quali arte e musica. Rafforzamenti in vista anche per inglese (si punterà già dalle elementari su insegnanti preparatissimi) ed educazione motoria.

IL NODO PRECARI
Quello delle assunzioni degli insegnanti precari è la partita più attesa. Renzi e il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, confermano l’assunzione di 100mila precari delle graduatorie a esaurimento (esclusi solo gli idonei), dopodiché si entrerà “esclusivamente per concorso”. Ora la patata bollente passa al Parlamento che per consentire le assunzioni a partire dal prossimo anno scolastico dovrà approvare celermente il provvedimento.

ANNUNCI A SORPRESA
Altro elemento di novità è l’introduzione dell’educazione ambientale. Non previsto, invece, e arrivato a sorpresa l’annuncio di investimenti per l’edilizia scolastica. Dalla Banca europea ci sarebbero 940 milioni in arrivo. Così magari tra qualche anno la scuola italiana non cadrà più a pezzi.