La Commissione europea ha inviato all’Italia una nuova lettera di messa in mora nell’ambito della procedura di infrazione Infr(2024)2277. Al centro c’è la scuola. Bruxelles contesta il mancato pieno recepimento della direttiva 1999/70/Ce sul lavoro a tempo determinato, che vieta differenze di trattamento fra personale precario e personale di ruolo e impone misure efficaci contro l’uso seriale dei contratti a termine. Nel mirino finisce anche il principio di parità retributiva: stessa funzione, stesso lavoro, stessi diritti economici lungo tutta la durata del rapporto.
È l’ennesimo richiamo che attraverso il tempo e governi di diverso colore. Lo scorso autunno l’Europa aveva già acceso un faro sull’eccesso di supplenze. Ora la contestazione riguarda anche la progressione economica: a docenti e Ata con contratto a termine viene negata la maturazione delle fasce stipendiali durante il servizio, mentre chi è di ruolo accumula scatti legati all’anzianità. La conseguenza è una busta paga che resta ferma per anni proprio mentre la scuola regge su un turn over permanente.
Duecentomila supplenze e scatti negati
I numeri fotografano la dimensione strutturale del problema. Anche quest’anno le supplenze superano quota 200 mila, con oltre 120 mila incarichi sul sostegno. Dopo due concorsi legati al Pnrr restano scoperte 23.200 cattedre, più del 40 per cento dei posti disponibili. La continuità didattica, indicata come priorità politica, si ferma a un dato: soltanto il 24 per cento dei posti di sostegno ha visto la conferma del supplente da parte delle famiglie. Sul versante Ata circa il 30 per cento del personale è precario, con un meccanismo che cresce perché il ministero immette in ruolo sui soli posti liberati dai pensionamenti, lasciando ai contratti brevi il compito di coprire il resto del fabbisogno.
Il governo ha rivendicato il decreto legge 131 del 2024, il cosiddetto “Salva Infrazioni”, che ha innalzato l’indennità risarcitoria per abuso di contratti a termine fino a 24 mensilità. Bruxelles osserva che un risarcimento ex post non esaurisce l’obbligo di parità di trattamento durante il rapporto di lavoro: la direttiva chiede tutele in corso d’opera, regole certe contro il precariato cronico, percorsi di stabilizzazione credibili. In questo quadro entra anche la ricostruzione di carriera: l’anzianità maturata prima dell’immissione in ruolo pesa su stipendi e progressioni, e la richiesta europea punta a un riconoscimento pieno del servizio pre-ruolo.
La Flc Cgil ha chiesto al ministero dell’Istruzione di intervenire «stabilizzando tutti i precari vittime della reiterazione dei contratti» e riconoscendo la maturazione delle fasce stipendiali in base all’anzianità, così da garantire parità salariale durante il precariato. Il sindacato annuncia azioni legali per recupero delle differenze stipendiali e risarcimenti, in vista del passaggio davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
Un precariato diventato sistema
La vicenda assume un rilievo politico che supera la contabilità delle cattedre. Da anni l’Italia presenta un’alta incidenza di contratti a termine nell’istruzione. La Corte di giustizia, già nel 2014, aveva richiamato Roma sull’abuso di contratti reiterati privi di misure adeguate di stabilizzazione. Oggi la Commissione torna a contestare che la discriminazione salariale resti in piedi: il precario viene usato come organico strutturale, poi trattato come forza lavoro provvisoria anche quando lo Stato lo richiama ogni settembre nello stesso istituto, spesso sulla stessa classe.
Il governo ha scelto di intervenire sulle conseguenze economiche dell’abuso, lasciando sullo sfondo le cause. Le immissioni in ruolo procedono a distanza dal fabbisogno reale, mentre le supplenze restano il perno dell’organizzazione scolastica. La fotografia consegnata a Bruxelles mostra un sistema che funziona grazie a lavoratrici e lavoratori con tutele ridotte, e che scarica sulla scuola il costo di una programmazione insufficiente.
La scuola è uno dei capitoli più citati nei discorsi ufficiali sulla centralità dell’istruzione e sul rilancio del merito ma la procedura di infrazione racconta un’altra dimensione: un personale indispensabile che vede l’anzianità trasformata in esperienza utile solo a tenere in piedi l’emergenza. L’Europa chiede di allineare le norme. Il tempo concesso al governo per rispondere è già consumato.