Se il business è sporco di sangue. Maso esce dal carcere e lancia il best-seller

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Graziano Bertini

Pietro Maso è tornato libero dopo aver scontato 22 dei 30 anni di carcere per i quali era stato condannato. Un delitto, quello del 17 aprile 1991, che sconvolse l’opinione pubblica e che oggi, alla vigilia dell’anniversario di quella strage, diventa anche un libro.
“Il male ero io”, questo è il titolo, racconta la storia di quel ragazzo, non ancora ventenne, che massacrò i genitori a sprangate nella cucina della loro villa.
Un documento agghiacciante che affonda le radici nel sangue. Quello sulle mani dell’autore, che non lascia nessun particolare all’immaginazione: “Fisso le macchie sul dorso delle mani – si legge nelle anticipazioni – È sangue. È il sangue di mio padre. È il sangue di mia madre. Ci è schizzato sopra, sulle dita.”

Assassini scrittori
Ed è ovviamente subito polemica. Perché se da una parte insorge chi, da incensurato, per scrivere un libro ha dovuto affrontare una durissima gavetta, dall’altro c’è chi si chiede come si possa uscire di galera e provare a diventare una star dell’editoria, basando il proprio successo sul fatto di aver ucciso i propri genitori. Di averli massacrati per entrare in possesso di soldi da spendere e spandere. Per fare la bella vita.
Il problema non è ovviamente la riabilitazione di un condannato, la funzione cosiddetta rieducativa della pena, ma il trend “uccido, mi pento e ci faccio anche qualche soldo”.
Una storia non nuova, certo. Uno degli ultimi casi è “Waiting to be Heard” di Amanda Knox, dove l’americana di Seattle racconta la sua odissea giudiziaria e parla fra l’altro dei presunti maltrattamenti subiti in carcere ad opera di una guardia carceraria.
Ma se su Amanda e sul delitto di Perugia ancora non si è fermato il girotondo di sentenze, su Pietro Maso non c’è alcun dubbio. Il delitto l’ha compiuto lui, con la complicità di tre amici.
Antonio, il padre, è stato il primo ad essere colpito. E fu proprio suo figlio a sferrare il colpo iniziale, con un tubo di ferro. E poco dopo toccò anche alla madre, Rosa, colpita con un bloccasterzo e una pentola. Le vittime impiegarono circa un’ora per morire.
Una tragedia che non da oggi ha lanciato l’assassino nello star system.

Amore per il macabro
All’uscita dal carcere, per evitare i flash dei fotografi e le domande dei cronisti, Maso è salito direttamente a bordo dell’auto con cui lo sono venuti a prendere un uomo e le due sorelle Laura e Nadia, che lo avevano perdonato anni fa.
Verrebbe da pensare che forse anche per lui ci sia un diritto all’oblio, nonostante l’enormità di quel massacro. E tuttavia la scelta di pubblicare un libro lascia perplessi.
Una decisione che per qualche maligno potrebbe affondare le radici nella consapevolezza di quanto l’amore per il macabro possa trovare terreno fertile in un paese in cui al picnic si preferisce una gita sulla scena del delitto. È successo per i luoghi dove sono morte Melania Rea e Sarah Scazzi, è successo per ammirare e immortalare il relitto del Costa Concordia.
Pietro Maso da parte sua avverte che in quelle pagine è descritta anche la sua redenzione dopo il delitto, gli anni in carcere, la conversione religiosa.
Ma è proprio questo che si vende nel libro? Un testo, certo, non si giudica dalla copertina, ma vale la pena soffermarsi sul titolo: “Il male ero io”, appunto.
In risalto quel male nudo e crudo, quanto basta per fare successo. Con quei tratti morbosi al punto giusto da spingere qualcuno a farsi un’ultima inquietante domanda: quanto tempo mancherà all’uscita del film?