Se il Pd è ostaggio di Angelino Alfano. Dopo Renzi, pure Orlando si è convertito sulla via di Agrigento

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A rileggere le cronache di tre mesi fa, quando Pd, M5S, Forza Italia e Lega trovarono l’accordo sulla legge elettorale, Angelino Alfano e la “sua” Alternativa Popolare sembravano destinati al dimenticatoio. E invece oggi, causa le Regionali siciliane del 5 novembre, il ministro degli Esteri è diventato l’oggetto del desiderio bipartisan.

A destra (sponda FI) ma soprattutto a sinistra, con gli sherpa del Pd finiti – dopo scambi di non proprio amorosi sensi tra Renzi e “Angelino” – a pellegrinare d’agosto dal capo della Farnesina. Ma oltre a “Matteo”, che nei confronti dell’ex delfino senza quid di Berlusconi non ha risparmiato frasi al vetriolo (“Se dopo anni che sei stato al Governo, hai fatto il ministro di tutto, non riesci a prendere il 5%, è evidente che non possiamo bloccare tutto”), pure Andrea Orlando si è convertito sulla via di Agrigento.

“È difficile allearsi con una forza che si chiama Nuovo Centrodestra”, diceva a febbraio correndo per la segreteria Pd. “In Sicilia, e a livello nazionale, per vincere ci vogliono anche le forze moderate” (alias Ap), spiegava quattro giorni fa. Se questo è il partito a vocazione maggioritaria…

Tw: @GiorgioVelardi