Se Marcello

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Ma è scappato davvero? Oppure si è fatta una tempesta in un bicchier d’acqua solo perché il presunto latitante è Marcello Dell’Utri? Sull’ex uomo ombra di Berlusconi, co-fondatore di Forza Italia pende l’accusa di associazione esterna alla mafia. La stessa che ha portato in galera Totò Cuffaro, l’ex governatore che sta scontando con dignità la pena inflitta dai giudici di Palermo per un reato del quale si è detto sempre innocente. Di sicuro, comunque, non si sente tutti i giorni di un ex-senatore che apprende dalla tv di essere ricercato e si fa subito vivo per dire che si sta curando e non si sottrarrà alla decisione della Cassazione. Decisione attesa martedì prossimo e che vuol dire dentro o fuori le patrie galere. Un carcere che ieri è stato sbattuto sotto il naso anche al Cavaliere, con una raccomandazione di cui non si ricordano precedenti. Il tribunale di sorveglianza di Milano sta per accordare a Berlusconi l’affidamento in prova ai servizi sociali. Prima però le toghe vogliono dettare le loro condizioni e per questo il leader di Forza Italia è stato avvisato: se continuerà a criticare la magistratura se ne va dritto dritto ai domiciliari. Berlusconi però è da vent’anni che critica i giudici – o per lo meno una parte della magistratura politicizzata – da quando cioè ricevette per mezzo del Corriere della Sera il primo avviso di garanzia proprio sul più bello di un vertice internazionale contro la criminalità. Altro che agibilità politica! Qui siamo al bavaglio alla politica. E il confine tra potere legislativo e potere giudiziario sempre più labile.