Se Zingaretti rischia, i due Mattei non scherzano. L’ex premier teme il flop in casa. Salvini il plebiscito per Zaia in Veneto

di Giuseppe Vatinno
Politica

Il doppio voto “equinoziale” – Referendum-Regionali – incombe e con esso le conseguenze politiche che si potranno avere sui partiti e sul governo. Intanto diciamo subito che a meno di un crollo del Pd di Nicola Zingaretti il governo appare saldo e blindato mentre chi rischia sono i partiti. Ma vediamo perché. Intanto Zingaretti se dovesse perdere soprattutto in Toscana rischierebbe un attacco interno del duo Bonaccini-Renzi, così si dice senza però considerare un fatto. E cioè che, proprio in Toscana, gli ultimi sondaggi riservati non sorridono a Italia Viva, che nella regione rossa, casa del suo leader Matteo Renzi, punta – questo l’obiettivo dichiarato – al 10 per cento.

Se l’ex premier non confermasse alle urne questa previsione e i voti mancanti fossero decisivi per la sconfitta del candidato di Centrosinistra, Eugenio Giani, sarebbe la sua fine politica e del suo movimento. Idem se Giani la dovesse spuntare ma l’apporto di Iv non fosse decisivo. Del resto, ad eccezione della Toscana, Renzi ha presentato dove ha potuto – Puglia, Veneto, Liguria – i suoi candidati contro quelli del Pd nell’evidente intento di indebolire Zingaretti, propiziare la scalata al Nazareno del governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, e rientrare nel Partito democratico. Una manovra che si potrebbe tramutare in un pericoloso boomerang.

Lato Cinque Stelle c’è da confrontarsi con una storia non esaltante alle Regionali proprio per certe caratteristiche del suo elettorato di base. In ogni caso i candidati di Campania e Puglia promettono di dare filo da torcere. Interessante sarà vedere il comportamento degli alleati nazionali, M5S-Pd, alla prova ligure, unica regione dove si presentano uniti, ma dove l’uscente Toti è favorito.

Se il Centrodestra veleggia spedito accarezzando il sogno del cappotto (escludendo la Campania), non mancano però le preoccupazioni per Matteo Salvini. Più che il Centrosinistra, il suo rivale più temuto è interno alla Lega: il governatore del Veneto Luca Zaia. La sua riconferma sembra una mera formalità. Ma se gli uomini del presidente dovessero surclassare nei voti di lista i fedelissimi di Salvini, la leadership del Capitano sul Carroccio ne uscirebbe fortemente indebolita. La Lega ha infatti finora fallito la “nazionalizzazione” e la componente del nord potrebbe rifarsi sotto, soprattutto se come è probabile Zaia vincesse la competizione interna.

Sullo sfondo c’è da seguire anche Fratelli d’Italia e il comportamento di Forza Italia, dopo le vicissitudini di Berlusconi. Anche loro potrebbero dare un dispiacere al leader leghista che in un solo anno si è trovato da avere l’Italia in mano a guardarsi le spalle nel suo stesso partito. Per quanto riguarda il referendum il quadro è così composito che non dovrebbe avere conseguenze sulla stabilità politica dell’esecutivo.