Secchi d’acqua su un incendio troppo grande

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Di Gaetano Pedullà

Il nome è decisamente ottimistico, com’è nello stile della comunicazione del nostro premier, ma lo Sblocca Italia porta in dote molte cose buone (e qualche regalo sotto banco ai soliti noti). Benissimo il recupero dei fondi Ue non spesi, il taglio della burocrazia, i commissari su alcune grandi opere, la proroga dell’ecobonus, la riscrittura del nostro codice degli appalti: un groviglio normativo in cui è sin troppo facile nascondere la corruzione. Resta invece inspiegabile, per non dire scabrosa, la proroga delle concessioni autostradali a gruppi che hanno investito pochissimo sulla rete viaria, facendo giganteschi guadagni privati sulle strade costruite con i soldi pubblici di tutti noi. Deludente anche la limitazione ai soli sgravi fiscali per gli investimenti sulla banda larga. Le buone intenzioni del provvedimento comunque ci sono tutte, così come in quello sulla Giustizia che purtroppo per ora si ferma al Civile. Se l’ottimo è nemico del bene, accontentiamoci! Dove non possiamo accontentarci è però sui nodi veri che strozzano la ripresa. Da tempo in recessione e adesso anche in deflazione, non possiamo più prenderci in giro: senza un allentamento dei vincoli Ue e una diversa politica monetaria della Bce, tornare alla crescita è impossibile. Possiamo farne cento di Sblocca Italia, e fare indigestione di queste più o meno utili aspirine, ma l’incendio è troppo vasto per domarlo da soli. Soprattutto se si è rinunciato da anni a tenere l’estintore della moneta per affidarlo alla Banca centrale e ai suoi ottusi burocrati. Draghi, che promette ma poi resta ancora immobile, compreso.

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di Gaetano Pedullà

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