Sempre più parti cesarei. Un bambino su tre nasce così. In Europa ogni anno 160mila interventi. E l’Italia detiene il primato mondiale

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Nascere dovrebbe essere la cosa più naturale del mondo. Invece è un’operazione chirurgica su cui si addensano nubi di interessi economici, distorsioni culturali e non risposte politiche. L’epidemia di parti cesarei (160 mila) dura da anni e non accenna a cambiare. Secondo gli ultimi dati del ministero della Salute, nel 2015 in Italia il 34,1% dei bambini è nato con parto cesareo. Una leggera flessione dello 0,7% rispetto all’anno prima. Anno in cui, però, c’erano anche stati più parti: oltre 493mila nel 2014, poco più di 478mila l’anno dopo (-3,1%). Sopra la media nazionale la Campania, dove i cesarei arrivano quasi al 60%, seguita da Sicilia e Puglia. Ma anche Lazio, Molise, Sardegna, Basilicata e Calabria. Toscana e Valle d’Aosta le più virtuose. In Trentino Alto-Adige Bolzano, con il suo 10% di nascite chirurgiche, è quasi un modello. Ma i dati nazionali variano a macchia di leopardo e ci sono ospedali in cui si arriva anche al 90% di tagli, toccando primati mondiali.

Dati allarmanti – È emerso alla presentazione dei risultati del progetto Optibirth, finanziato dall’Unione Europea e che ha coinvolto 15 Ospedali in tre paesi (Germania, Irlanda e Italia). “Si tratta di un dato estremamente preoccupante non solo perchè causa di una crescita dei costi, ma perché espressione di un processo di medicalizzazione che invade la scena del parto e condiziona la autonoma scelta delle donne”, ha spiegato Sandra Morano, principale investigatrice Optibirth Italia. Anche se solo 30 anni fa i tassi di incidenza in Italia erano al di sotto della media europea (11%), nel tempo determinanti sociali, culturali, nonché formativi delle categorie professionali interessate, hanno alimentato l’inarrestabile dilagare di questa epidemia.

Le scelte – Un’epidemia che, spiegano gli esperti, nasce anche da una paura della sofferenza spesso associata al parto naturale e che le donne moderne non vogliono più sopportare. Ecco perchè anche a rischio complicazioni sclgono l’opzione del cesareo. “Soltanto attraverso una corretta informazione le donne possono fare una scelta consapevole e superare anche la paura del dolore che spesso viene associato al parto vaginale, ha ribadito la responsabile europea del progetto Cecily Begley. E questo è il primo passo per tornare alla normalità evitando le medicalizzazione di cui troppo spesso si abusa.

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di Gaetano Pedullà

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