Rissa al Senato su Del Turco. E il condannato si tiene il vitalizio. M5S e Lega lasciano il Consiglio di presidenza. Altro rinvio sull’assegno dell’ex governatore abruzzese

vitalizio del turco
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Urla. E ancora urla. Poi c’è chi esce rabbioso, bofonchiando un “vergogna, vergogna”. E chi invece scivola nell’ascensore mormorando che no, “non si poteva fargli pagare il fatto di essere antipatico”. E dunque pronti, via: il Consiglio di presidenza del Senato, ieri pomeriggio, si è spaccato clamorosamente sul vitalizio a Ottaviano Del Turco, già governatore dell’Abruzzo, già numero due della Cgil ai tempi di Luciano Lama, già deputato per una legislatura e senatore per due, ma soprattutto condannato in via definitiva a 3 anni e 11 mesi per induzione indebita nella Sanitopoli abruzzese. Il che basta, secondo la delibera voluta da Pietro Grasso (e che al Senato è legge), per procedere alla revoca dell’assegno da 5.507 euro al mese.

VOLANO GLI STRACCI. Il Consiglio di presidenza di Palazzo Madama, nel novembre scorso, aveva proprio deciso in quel senso. Ma a dicembre, su ricorso del figlio Guido, la presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati aveva riconvocato d’urgenza il Consiglio e fatto sospendere il taglio. Motivo? Le condizioni di salute dell’ex collega. Colpito da Parkinson, Alzheimer e cancro, Del Turco vive oggi al paesello natìo, Collelongo, ma è messo molto male e non riconosce (dicono) neanche i suoi cari. La moglie ha divorziato. La sua assistenza continua, h 24, costa secondo il figlio “almeno 3.500 euro al mese”. E la sola pensione Cgil, 1.700 euro, non basta. Possibile?

A novembre il Consiglio di presidenza gli aveva fatto i conti in tasca: dotato di un Isee di oltre 137mila euro, un reddito di 92mila, un conto in banca di circa 65mila e un patrimonio immobiliare personale da oltre 254mila euro, Del Turco non risultava affatto indigente (leggi l’articolo). Legittimo dunque, rivendicava la questora Laura Bottici, procedere al taglio. Insieme a lei, a dicembre, votavano però solo gli M5S Paola Taverna, Sergio Puglia e Giuseppe Pisani, mentre gli altri si accodavano alla proposta del vicepresidente leghista Roberto Calderoli: sospendere il taglio con una scusa burocratica, quella di attendere la nomina ufficiale di Guido Del Turco ad amministratore di sostegno del padre.

La sospensione della revoca del vitalizio di Del Turco doveva essere di un mese. Ne sono passati quasi quattro. E la riunione di ieri, alla fine, si è trasformata in una sfida all’ok corral: la Casellati ha esordito proponendo una proroga in attesa della sentenza su Roberto Formigoni, l’ex governatore della Lombardia condannato in primo grado per corruzione a cui il Senato ha restituito parte del vitalizio, in via provvisoria, perché privo di altri mezzi di sostentamento. Ma a quel punto è scoppiata la bagarre, con la Bottici a insistere sulla revoca e la vicepresidente Pd Anna Rossomando a dar forte alla Casellati, proponendo la revoca della revoca.

Dopo un bel po’ di urla, i tre senatori della Lega (Roberto Calderoli, il questore Paolo Arrigoni e il segretario Paolo Tosato) e i cinque M5S (la vicepresidente Taverna, la questora Bottici, i tre segretari Puglia, Pisani e Michela Montevecchi) hanno abbandonato la riunione. Risultato? Sul campo sono rimasti, insieme alla Casellati, solo il Pd (Rossomando), l’Udc (il questore Antonio De Poli), Leu (il senatore segretario Francesco Laforgia) e Fi (il segretario Antonio Giro). Troppo pochi, seduta ufficialmente aggiornata alla prossima settimana.

Ma la Bottici annuncia barricate: “La delibera di dicembre prevedeva la sospensione della revoca fino alla nomina dell’amministratore di sostegno. La nomina è avvenuta, quindi la presidente è tenuta ad applicare la decisione del consiglio oppure a presentare, assumendosene la responsabilità, una proposta di modifica”. Altrimenti? “Significa che il consiglio di presidenza non conta nulla”. Si accettano scommesse sulle urla della prossima puntata.

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