Si complica la partita del Senato. Muro contro muro nel Pd. E Renzi va a caccia di sostenitori fuori dalla maggioranza

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Per evitare il tonfo nel Pd, alla fine, qualcuno sarà costretto a piegarsi. La minoranza del Partito democratico per ora pare proprio non volerne sapere. Altrettanto il premier, Matteo Renzi, sembra voler fare concessioni sul tanto contestato articolo 2 che fa saltare l’elettività dei senatori. Nella trattativa che procede senza grossi sussulti oggi è arrivato anche l’intervento del presidente di Palazzo Madama, Pietro Grasso: “Io dirigo l’aula. Quando sarà il momento deciderò io”, ha risposto il presidente del Senato a chi gli chiedeva la possibilità di emendamenti all’articolo 2 della riforma del Senato, “Mi fa piacere che qualcuno convenga con me che la decisione la devo prendere io”. Come era stato già sottolineato dal ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi. 

IL CONFRONTO
Intervenendo a margine di un convegno alla Statale di Milano Grasso ha auspicato un rapido accordo tra le parti esprimendo fiducia: “So che c’è un tavolo di lavoro in cui si prospettano le varie ipotesi e le varie tesi e sono molto fiducioso che si troverà un accordo e una mediazione per andare speditamente avanti”. Ma le difficoltà sono innegabili ed ecco perché viene sempre presa maggiormente in considerazione la possibilità di porre la fiducia sul singolo provvedimento.

I CONTI NON TORNANO
La questione sta tutta nei numeri. Perché mai come questa volta il Governo Renzi è stato costretto a fermarsi per contare sul pallottoliere le reali possibilità di strappare la riforma del Senato. Non c’è solo la minoranza del Pd, ma anche quella parte del Nuovo centrodestra che non condivide più la linea portata avanti dal segretario Angelino Alfano di assoluta fedeltà al premier. Sarebbero poco meno di venti i possibili dissidenti di Ncd. Ecco perché l’entourage del presidente del Consiglio prosegue gli incontri per allargare la platea interessata a votare la riforma di Palazzo Madama. Luca Lotti nega parzialmente le difficoltà: “Non c’è nessun pallottoliere né una conta”, ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, “Ma se ci sarà bisogno, ci rivolgeremo anche ad altre forze politiche. Non vogliamo fermarci, non ci fermeranno”. E il voto tanto atteso dovrebbe arrivare entro la prima settimana di ottobre. Intoppi permettendo. 

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