Il Senato elettivo riaccende lo scontro in casa Pd. La minoranza sfida Renzi a colpi di emendamenti

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Altro che pace in casa Partito democratico. La minoranza interna non ha intenzione di fare alcun passo indietro e ribadisce la propria posizione sul Senato elettivo depositando una decina di emendamenti al ddl riforme. Sono almeno 28 i senatori a battere i pugni e a reclamare una risposta dal segretario del Pd, Matteo Renzi. La richiesta, in un documento sottoscritto da 25 senatori, era stata inviata già all’inizio di luglio e, oggi, i senatori Maria Grazia Gatti e Carlo Pegorer hanno spiegato che ancora non ricevono alcuna risposta da parte del segretario dem.

I PUNTI DI SCONTRO
Al centro del dibattito e delle richieste c’è il ripristino dell’elettività dei senatori in concomitanza con l’elezione dei Consigli regionali, la riduzione del numero dei parlamentari, i poteri di verifica, controllo e inchiesta da affidare al nuovo Senato delle autonomie e la riforma del Titolo V. “Quanto al sistema delle garanzie andrebbero corrette le modalità di elezione del presidente della Repubblica e dei giudici della Corte Costituzionale, per evitare che il vincitore del premio di maggioranza assegnato dall’Italicum possa eleggersi da solo o quasi anche i principali organi di garanzia istituzionale”, spiegano, “Ci sembra anche opportuno che alcune limitate e qualificate materie conservino una lettura bicamerale: leggi elettorali nazionali, temi di natura etica, amnistia e indulto, diritti delle minoranze”.

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