Giustizia lumaca, l’Europa ci boccia. Ma i giudici stanno iniziando a pagare. Procedura d’infrazione europea contro l’Italia per i limiti alla responsabilità civile dei giudici. Con un nuovo procedimento, però, la Corte dei Conti sta già condannando i magistrati inefficienti

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La Commissione Ue ha deciso oggi di aprire una procedura d’infrazione contro l’Italia per i limiti posti alla responsabilità civile dei giudici nell’applicazione del diritto europeo. L’iniziativa nasce dal mancato rispetto della condanna decretata per lo stesso motivo dalla Corte di giustizia Ue nel novembre 2011. Con un nuovo orientamento, però, la Corte dei Conti sta già condannando i magistrati inefficienti come testimonia la nostra inchiesta. E non si tratta della prima contestazione dell’Europa a questa legge italiana. La Corte di giustizia europea aveva già pronunciato una prima sentenza di condanna il 24 novembre del 2011. Ma l’Italia non ha ancora adempiuto all’obbligo di cambiare questa normativa e così la Commissione ha avviato ora una nuova procedura d’infrazione. Se l’Italia non dovesse modificare le proprie norme in materia di responsabilità civile dei magistrati, con ogni probabilità verrà condannata a pagare delle sanzioni.

di Clemente Pistilli

Giudice o no chi sbaglia paga. E paga mettendo la mano al portafogli. Sembra questo il nuovo orientamento preso dalla Corte dei Conti, dove iniziano a piovere condanne sui magistrati che, prendendosi tempi biblici per concludere processi o depositare motivazioni di sentenze, vengono chiamati a risarcire il Ministero della Giustizia delle somme che lo stesso dicastero di via Arenula è costretto a elargire a quanti vengono indennizzati perché vittime della giustizia-lumaca. Ai giudici contabili non sembra importare molto dei problemi di carenza di organico e disorganizzazione degli uffici giudiziari con cui si giustificano i colleghi. Sentenze per importi di poco conto, ma che lanciano un segnale preoccupante per le toghe, visto che ogni anno lo Stato spende oltre venti milioni per i cosiddetti equi indennizzi, i risarcimenti appunto di chi ha atteso anni un pronunciamento di un Tribunale.

L’ultima sentenza
In ordine di tempo, il provvedimento più recente preso su tale fronte dalla Corte dei Conti è quello preso dalla sezione della Toscana, che ha condannato una giudice del Tribunale di Firenze a risarcire, tra interessi e spese varie, circa 6.500 al Ministero ora retto da Annamaria Cancellieri. Una causa civile di cui si occupava Sabina Gallini al Tribunale di Empoli, sezione distaccata di quello di Firenze, è durata nove anni. Francesco Marucci, interessato a un pronunciamento su una domanda di risarcimento da danno contrattuale per una piscina, ha chiesto l’equa riparazione, in pratica il risarcimento dovuto alle vittime della giustizia-lumaca, previsto dalla legge Pinto del 2001. Una domanda accolta dalla Corte d’Appello di Genova nel 2006, ritenendo che quei nove anni per una sentenza di primo grado avessero rappresentato una violazione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo. Nel 2000 la giudice Gallisi, dopo tre anni di rinvii, si era riservata la decisione sull’opportunità di disporre una consulenza tecnica e per cinque anni era rimasta in riserva, fino a che è intervenuto lo stesso Csm, sospendendo il magistrato e assegnando la causa a un altro giudice. Il Consiglio superiore della magistratura ha inoltre tenuto conto che non era il primo caso del genere per la “toga”. Si è messa in moto la Corte dei Conti e, ritenendo il comportamento della giudice “gravemente colposo”, è ora arrivata la sentenza.

Giudice lento e boss liberi
A luglio la condanna era invece arrivata per quello che è ormai un ex giudice, essendo stato messo per tali fatti fuori dalla magistratura, Edi Pinatto, a lungo impegnato presso il Tribunale di Gela e poi trasferito, su sua richiesta, alla Procura di Milano. Il magistrato, presidente e relatore nel processo antimafia denominato “Grande Oriente”, impiegò otto anni per depositare le motivazioni della sentenza. Alcuni boss del clan Madonia condannati finirono liberi per tali ritardi e alcuni imputati assolti chiesero e ottennero il risarcimento in base alla legge Pinto. Nella discussione davanti al Csm, il procuratore generale Eduardo Scardaccione parlò di un “record mondiale” e, insistendo per la rimozione del magistrato, sostenne di chiedere tale grave misura “con la morte nel cuore ma con serena certezza”. Una vicenda che ha portato la Corte dei Conti della Sicilia a condannare Pinatto a risarcire al Ministero diecimila euro.

Risarcimenti da nord a sud
A febbraio Italo Ferrieri Capuri, all’epoca dei fatti giudice onorario del Tribunale di Bari, è stato condannato dalla Corte dei Conti della Puglia a risarcire oltre cinquemila euro. Un processo civile relativo a un’eredità, di cui si occupava il magistrato, andò avanti per sette anni e mezzo. Nel 2009, infine, è stata la Corte dei Conti del Veneto a condannare un giudice. Carlo Sangiorgio, all’epoca dei fatti impegnato a Pieve di Cadore, è stato condannato a risarcire oltre quattromila euro per gli indennizzi che il Ministero aveva dovuto riconoscere alle parti di due cause civili, una durata circa 17 anni e l’altra 15. Piccole cifre, ma per i giudici potrebbero arrivare una valanga di sentenze del genere. In base alla legge Pinto lo Stato spende ogni anno milioni, vengono presentati dalle vittime della giustizia circa 20mila richieste di risarcimento e nel 2013 il Ministero della Giustizia ha chiesto a tal fine al Mef già uno stanziamento di 50 milioni.