Senzatetto, la strage invisibile che accorcia la vita: 414 morti in Italia nel 2025

Nel 2025 almeno 414 persone senza dimora sono morte in Italia. Età media 46 anni. La strada diventa causa, non contesto

Senzatetto, la strage invisibile che accorcia la vita: 414 morti in Italia nel 2025

In un comunicato la fio.Psd – Federazione italiana organismi per le persone senza dimora mette in fila un numero che pesa come una sentenza: 414 senzatetto deceduti nel 2025. Nel 2024 erano 434, nel 2023 415. La cifra cambia di poco, l’abitudine resta. A colpire, prima ancora del totale, è l’età media di morte: 46,3 anni. Per chi aveva cittadinanza italiana 54,5; per chi arrivava da fuori 42. In un Paese dove l’aspettativa di vita supera gli 81 anni, la strada accorcia il tempo e lo fa con regolarità, senza stagioni privilegiate.

La mappa reale: fuori dai grandi viali

Il dettaglio più spiazzante è la geografia dei decessi. fio.PSD indica una prevalenza nel Nord, con la Lombardia al primo posto. Roma e Milano guidano fra le città, però la mappa vera esce dai grandi viali: una quota ampia dei casi arriva da province e comuni medi, territori dove l’offerta di servizi è più rarefatta. È lì che la cronaca smette di essere “fenomeno urbano” e diventa sistema.

I luoghi raccontati dal monitoraggio sono un inventario di esposizione permanente. Il 34 per cento dei ritrovamenti avviene in strada, parchi, aree pubbliche. Un altro 23 per cento in baracche e ripari di fortuna. Poi c’è un dato che chiede una domanda precisa: il 15 per cento dei decessi per annegamento. Canali, fiumi, porti, fossi. Punti ciechi dove basta una caduta, una notte senza riparo, un malore. Un altro 8 per cento muore in carcere: anche lì l’assenza di dimora diventa fattore di rischio.

Il profilo è quasi sempre maschile: 91,5 per cento. La cittadinanza straniera supera la metà, 56,5 per cento, con prevalenza extraeuropea. Sono numeri secchi, però descrivono una fragilità organizzata: si muore giovani, si muore soli, si muore lontano dai servizi sanitari continuativi.

Casa, sfratti, presa in carico che si interrompe

Dietro quei luoghi c’è una traiettoria economica e sociale. Eurostat, per il 2024, stima nell’Unione europea una quota dell’8,2 per cento di persone in famiglie che spendono oltre il 40 per cento del reddito disponibile per la casa. In Italia i prezzi delle abitazioni tornano a salire: ISTAT segnala nel 2025 un aumento medio del 4,1 per cento nei primi tre trimestri rispetto al 2024. Nel frattempo gli sfratti restano una corrente continua: 40.158 provvedimenti di rilascio emessi e 21.337 eseguiti nel 2024, secondo il Ministero dell’Interno. Dietro quelle pratiche c’è una soglia che salta e raramente si richiude.

Le “Linee di indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione adulta”, diffuse nel PON Inclusione, parlano di Housing First e di presa in carico continuativa. Ogni inverno i Comuni aprono posti letto extra, poi l’emergenza si ritira e resta la stessa domanda: dove va chi esce dal dormitorio al mattino. La risposta, spesso, è un marciapiede.

fio.PSD, nel rapporto 2024 pubblicato a gennaio 2025, segnala una crescita della componente giovane: fra 17 e 29 anni i decessi arrivano al 18 per cento del totale, con prevalenza di cittadini stranieri. È un’età da lavoro, da studio, da futuro. Invece diventa età da statistiche.

A fine mese un passaggio può cambiare la qualità dei dati: la rilevazione “Tutti Contano”, promossa da ISTAT e realizzata con fio.PSD, prevede una conta nelle 14 città metropolitane il 26, 28 e 29 gennaio 2026. Si conterà anche chi sfugge ai registri e ai servizi. Il rischio è che la realtà resti più grande dei numeri. Il rischio peggiore è che la serie continui uguale, anno dopo anno, finché 414 resta soltanto un’altra riga.