Serracchiani, Orfini ed Esposito. Che fiasco alle Comunali per i colonnelli di Matteo

di Giorgio Ferrini
Politica

In un panorama negativo, la conferma del centrosinistra a San Vito al Tagliamento segna un risultato confortante”. Parola di Debora Serracchiani, presidente del Friuli e vicesegretario omnidichiarante del Pd, dopo che il suo partito ha perso Pordenone e Trieste. C’è qualcosa di surreale nella resa “sul territorio” di personaggi sovraesposti mediaticamente come la Serracchiani, o come il prezzemolino Matteo Orfini e il renziano d’assalto Stefano Esposito, torinese esportato a Roma per rottamare Ignazio Marino. Dopo il tracollo di queste comunali, Orfini è forse quello che rischia di più. Nell’ultimo anno e mezzo ha guidato il Pd a Roma con mano molto incerta, a cominciare dal modo decisamente rovinoso con cui è stata gestita la cacciata di Marino. I leader del partito in molti municipi lamentano di esser stati mollati a se stessi, ma alla fine per l’ex portaborse di Massimo D’Alema alla sezione Prati l’accusa è semplice quanto impietosa: tanta tv, tanto social network, poca presa sul territorio. Il suo territorio. Stesso problema per la Serracchiani, incaricata di esprimere la posizione del Pd quando Renzi non ha voglia di parlare: il “suo” Friuli a questo giro le è scappato di mano e per un aspirante leader nazionale non c’è figura peggiore che perdere a casa propria. Ma il flop più spettacolare è stato quello del senatore torinese Stefano Esposito, autonominatosi paladino della Tav Torino-Lione e per questo fiero nemico dei grillini. Dopo aver inventato il “canguro” tagliamendamenti sulle riforme costituzionali, è diventato un ariete di Renzi buono ovunque. Il partito lo ha schierato a Roma come assessore per commissariare Marino, che poi lui ha contribuito a cacciare malamente, e poi lo ha spedito a Ostia per debellare la mafia. Oggi può dire di aver partecipato a due sconfitte epocali come quelle della Capitale e di Torino.