Serve un vaccino pure per i fatturati. Il conto più alto lo pagano gli artigiani. Parla il presidente della Cna, Vaccarino: “Va ripensato il meccanismo dei ristori per le imprese”

DANIELE VACCARINO
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“Il quadro è drammatico. Il 2020 è stato un anno orribile per il tessuto produttivo a causa della pandemia e sono gli artigiani e le micro imprese a pagare il conto più salato. L’accelerazione della campagna vaccinale deve essere la priorità ma serve anche una netta discontinuità nel meccanismo degli aiuti alle imprese”. Il presidente della Cna, Daniele Vaccarino, snocciola i risultati di una indagine realizzata dalla Confederazione sui conti dell’anno scorso di circa 12mila imprese con fatturato fino a 5 milioni di euro e sollecita il Governo a rivedere il sistema dei ristori.

Quanto è stato pesante il 2020 per artigianato e piccole imprese?
“Oltre l’80% delle imprese ha accusato una perdita media del fatturato del 27,2% rispetto all’anno precedente. Nella manifattura il 78% ha subito un calo medio del 26,2% mentre nei servizi l’86% ha visto crollare i ricavi del 28,4%. La fotografia scattata dalla nostra rilevazione mostra tonalità scure ma in alcuni settori arriviamo al nero”.

Quali sono le attività più colpite?
“Tutte quelle più penalizzate dalle misure restrittive. Nella manifattura l’88% delle imprese dei gioielli ha perso il 32,6%, nei prodotti per il tempo libero l’85,7% delle imprese ha perso il 32,4% di fatturato. Situazione molto grave anche per abbigliamento, tessile e pelletteria: l’85,8% delle imprese ha accusato una contrazione dei ricavi del 31,7%. Nel comparto dei servizi i “numeri” sono anche peggiori. Nel benessere alla persona (parrucchieri ed estetica) il 94% ha visto scendere i ricavi, percentuali sopra il 90% anche per intrattenimento, ristorazione e alloggi. Nel trasporto persone la percentuale arriva al 98,7%. Tutte le attività legate al turismo presentano il bilancio più pesante: la perdita di fatturato oscilla tra il 30 e oltre il 60%”.

Qualche indicazione positiva?
“In un quadro a forti tinte cupe quasi un’impresa su 5 è riuscita a mantenere o incrementare il proprio fatturato. Nell’alimentare, attività di pulizie, serramenti, informatica e trasporto merci oltre il 30% è andato controcorrente per effetto anche delle nuove abitudini di vita e consumo nell’era della pandemia. E tuttavia all’interno dello stesso settore la variabilità dei risultati è notevole. Il caso più evidente è quello dell’edilizia: un terzo delle imprese ha perso in media il 26% del fatturato e un altro 30% lo ha incrementato del 23%”.

La lettura di questi dati cosa suggerisce?
“La necessità di rivedere profondamente il meccanismo per l’erogazione dei ristori. Da tempo chiediamo di accantonare i codici Ateco per migliorare la capacità di individuare i beneficiari dei contributi. Occorre far riferimento esclusivamente alle perdite di fatturato e non all’appartenenza ad un comparto per assicurare maggiore efficienza ed equità nei ristori. Il fatturato non è il parametro più preciso per determinare la reale sofferenza delle varie imprese ma almeno consente all’amministrazione fiscale di individuare con tempestività la base di riferimento per l’erogazione degli aiuti”.

Esponenti del Governo hanno assicurato che nel Decreto sostegno verrà superato il riferimento ai codici Ateco.
“Servono anche altri interventi per definire un meccanismo più coerente. Confidiamo che nel provvedimento non venga ripetuto l’errore di utilizzare un arco temporale breve per misurare le perdite. Occorre far riferimento all’intero anno altrimenti non si tiene conto della discontinuità nella fatturazione e della stagionalità che caratterizza la maggior parte delle attività economiche. Ma andrebbe ripensata anche la soglia del 33% di perdita di ricavi”.

Indennizzi a chiunque abbia avuto un calo di fatturato?
“La nostra indagine evidenzia che la grande maggioranza delle imprese potrebbe essere esclusa dai nuovi indennizzi. Pensiamo all’impresa che ha registrato un calo del 30% e magari opera in un settore a marginalità bassa a causa della struttura dei costi. Noi proponiamo di cancellare la soglia del 33% che di fatto è una specie di tagliola sostituendola con un meccanismo di decalage prevedendo una riduzione dei ristori da una certa soglia fino ad annullarlo per cali percentuali ben inferiori alla media”.

Il Governo può disporre di poco più di 30 miliardi per l’insieme delle misure di sostegno, dai ristori alla Cig.
“Non sarà facile soddisfare milioni di imprenditori che si aspettano un sostegno adeguato, specialmente coloro che non hanno ottenuto ad oggi un aiuto coerente al sacrificio imposto dalle misure di contenimento. Ma non vedo alternative. Serve un segnale forte di attenzione che ridia fiducia agli operatori fiaccati da mesi terribili ma desiderosi di riscatto”.

Le priorità per ripartire?
“Abbiamo la grande occasione del Recovery Plan. Un mix di riforme e risorse per rimettere in moto l’Italia e lasciarci finalmente alle spalle 20 anni a crescita zero”.

 

 

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