Sfida su alleanze, doppio mandato e Rousseau. Per ora Di Battista è l’unico uscito allo scoperto con una sua mozione che sebbene divisiva archivia la scissione

di Giuseppe Vatinno
Politica
ALESSANDRO DI BATTISTA

Alessandro Di Battista è venuto allo scoperto ed ha presentato la sua mozione in vista degli Stati Generali che si terranno a novembre. I contenuti sono molteplici, ma quelli rilevanti sul piano interno si possono riassumere nel mantenimento del doppio mandato parlamentare, nel “no” alle alleanze, e nomine ministeriali decise non dal ministro ma dal Movimento. Per quanto riguarda il “Congresso” Di Battista aveva già fatto un’apertura sulla guida collegiale, dopo aver sostenuto la leadership personalistica, ma su quella concessione ha innestato comunque punti dirimenti per il M5S, come appunto quelli prima enunciati.

Dunque la strategia di “DiBa” è da manuale: apertura iniziale e poi richieste stringenti su questioni fondamentali che entrano in contrasto con quanto invece pensa la maggioranza e soprattutto Luigi Di Maio che della deroga al secondo mandato fa un punto di forte innovazione perché permetterebbe di non perdere la classe politica formatasi negli anni. In ogni caso l’ex parlamentare è stato il primo e finora l’unico a scoprire le carte in vista degli Stati Generali e questo gli va riconosciuto come fattore d’ordine in una situazione di grande confusione. La presentazione di una mozione, inoltre, dimostra che Di Battista non vuole alcuna scissione ma vuole presentarsi come una minoranza qualificata del Movimento stesso.

Chi rimane, per ora, un po’ marginalizzato è Davide Casaleggio che vede venire meno l’asse con il movimentista vista la sua apertura sulla guida collegiale. La questione della piattaforma Rousseau, ovviamente, è molto importante perché da essa passano attualmente tutti passaggi decisionali improntati alla democrazia diretta, ma l’attacco recente di Roberta Lombardi sui fondi accantonati dalla associazione è la cartina di tornasole di un clima arroventato.

Tutto questo, in definitiva, ci sta in vista di un Congresso che per essere genuino deve contenere un contradditorio serrato e non può ridursi all’approvazione di una mozione di maggioranza che non rispecchierebbe le diverse anime del Movimento. In ogni caso, Di Battista arrivando prima ha avuto due “meriti”: catalizzato il processo -perché ora anche gli altri dovranno esporsi- e poi aver fissato una concessione – la guida collegiale – e diversi paletti strategici. Un ricetta per un Congresso davvero rappresentativo.