Sfiducia alla Lamorgese. Così la Meloni dà il colpo di grazia a Salvini già al tappeto per il Green Pass. La leader di FdI riporta il Capitano al bivio della lotta o del governo

Salvini Meloni Lamorgese
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Qual è, in politica come nella vita, la differenza fra un agit prop e uno stratega? La capacità di colpire e affondare al momento giusto. Lucidità e tempismo sono fondamentali, che si tratti di una partita a poker o a scacchi o di un atto politico, la differenza la fanno sempre queste due caratteristiche. Non a caso, per Nicolò Machiavelli il Principe deve essere acuto ma anche efficace, possedere l’intuito necessario a sondare la situazione contingente per comprendere come comportarsi per ottenere il risultato, perché alla fine di questo si tratta: vincere. E se necessario anche a spese di un alleato. “Il fine giustifica i mezzi”: mai espressione fu più appropriata nella lotta interna al centrodestra per la leadership. Con tanti saluti ai convenevoli, alle photo opportunity, ai sorrisi di circostanza e alle belle parole di lealtà fra alleati.

E così da un parte abbiamo la propaganda di Matteo Salvini – che alza i toni, polemizza e tira bordate come se fosse all’opposizione – e dall’altra l’azione concreta di Giorgia Meloni – che all’opposizione ci sta per davvero e ha più margine di movimento non solo per criticare l’esecutivo ma anche per agire concretamente. Il solito binomio parole e fatti, insomma. Dal leader della Lega da mesi arrivano strali e critiche all’indirizzo della ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e poi, da FdI, giunge la mozione di sfiducia individuale che inevitabilmente lo mette nell’angolo, evidenziando – come se ve ne fosse bisogno – le contraddizioni di chi dice tutto e il contrario di tutto e, al di là della caciara mediatica, certo non può andare, visto che il Carroccio non può votare la sfiducia a un ministro del governo che sostiene.

E in ogni caso in Parlamento gente come Giorgetti (e non solo lui) non ci pensa nemmeno a mettere in imbarazzo Draghi con una atto del genere. “Frontiere spalancate all’immigrazione clandestina, rave party illegale nel viterbese, hotspot stracolmi, agenti che operano in condizioni vergognose. Gli italiani non meritano un ministro così”, sono le parole che la Meloni utilizza per ribadire la totale sfiducia nei confronti della Lamorgese e per chiederne esplicitamente le dimissioni: sono le stesse espressioni usate anche da Salvini (leggi l’articolo), con la differenza però che da ieri è possibile sottoscrivere online all’indirizzo sfiduciamolamorgese.it la petizione lanciata da FdI per chiedere ai parlamentari di firmare la mozione di sfiducia nei confronti della titolare del Viminale e nelle prossime settimane il partito organizzerà anche dei banchetti – il primo sarà oggi in Piazza del Popolo in occasione della manifestazione a sostegno del candidato a sindaco del centrodestra Enrico Michetti. Che può fare Matteo di concreto e tangibile? Nulla, se dovesse firmare la petizione sarebbe costretto ad uscire dal Governo.

FRATELLI COLTELLI. Non solo: con questa mossa – la famosa “mossa del cavallo” – la leader di FdI non solo ha messo Salvini in una posizione di potenziale scontro frontale con Draghi (che ha preso pubblicamente le difese della ministra affermando che sta facendo un buon lavoro) ma ha scavalcato Salvini a destra, sui suoi temi identitari, quelli su cui ha costruito per anni la narrazione da gettare in pasto a media e opinione pubblica: la sicurezza e l’immigrazione. Due capisaldi della “fabbrica del consenso” salviniano, insomma, che non a caso si sta sgretolando piano piano, proprio mentre quello della Meloni sta salendo. Sì, Giorgia sarebbe piaciuta a Machiavelli.