Sforbiciata fiscale, l’ultima mossa del premier per restare a galla. Nessun chiarimento sulle coperture. Ma se Renzi ci riuscisse farebbe un miracolo

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Sostiene Renato Brunetta, capogruppo alla Camera di Forza Italia, che allo stato dell’arte “a Renzi mancano 80 miliardi di euro per coprire il buco da qui al 2018. Al Tesoro hanno le mani nei capelli perché non sanno come fare, tra clausole di salvaguardia, contratto del pubblico impiego, per cui c’è stata la sentenza della Corte costituzionale”. La traduzione di tanto catastrofismo è che l’annunciato taglio delle tasse del presidente del Consiglio assomiglia a uno spot elettorale. Un fuoco d’artificio per provare ad uscire da un periodo di appannamento. Può darsi che l’esponente azzurro abbia ragione, che la storia vada esattamente in quella direzione. Ma è anche possibile che avvenga il contrario, ovvero che Matteo Renzi centri l’obiettivo. Cosa non che non è mai riuscita a Silvio Berlusconi negli anni in cui ha governato. Se l’attuale premier riuscisse nell’impresa passerebbe non solo alla storia, ma il Paese si rimetterebbe davvero a correre.

LE SIMILITUDINI
Mettendo sul tavolo il patto dell’Expo, voi mi sostenete nelle riforme e io abbasso le tasse, non c’è solo la logica berlusconiana, c’è molto della filosofia italiana, che non da nulla se non ottiene qualcosa in cambio. Tutto questo non deve farci perdere di vista la realtà. In questi anni non c’è stato nessun taglio tangibile al bilancio statale. Anzi, la macchina pubblica costa sempre di più: la spesa dello Stato nei primi 5 mesi del 2015 è aumentata di ben 10,2 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente con una crescita del 4,97%. Nello stesso arco temporale, le entrate dello Stato sono cresciute di 4,8 miliardi, in salita del 3,09%. Un quadro allarmante dai dati di un’analisi condotta da Unimpresa che mettono in dubbio gli effetti della spending review che dovrebbe essere alla base del piano di tagli alle tasse da 45 miliardi annunciato dal governo Renzi. E questi numeri dicono una cosa: l’annuncio del premier potrebbe essere il segnale più evidente della sua debolezza.

I LATI DEBOLI
La fragilità dei conti, la debolezza della maggioranza che regge il suo Governo, la luna di miele con gli italiani finita da tempo potrebbero essere il substrato della sua operazione tasse, che ha in sé tutti gli elementi della manovra elettorale. Al netto delle posizioni in campo Renzi deve ancora dire al Paese come troverà 80 miliardi di euro da qui alla fine della legislatura. Se poi a questi si aggiungono altri 50 miliardi di euro che dovrebbero servire per compensare i tagli alla pressione fiscale che ha promesso dall’Expo a Milano, i miliardi sono 130. Ma a volte anche i sogni diventano realtà. Prendiamo la Cgia di Mestre, in attesa di conoscere le modalità di copertura gli artigiani si sono appellati al premier affinché “i ministeri comincino a pagare i fornitori secondo gli accordi”. Che nel peggiore dei casi arrivano a 82 giorni (ministero Economia). Una cosa inaccettabile”. E hanno perfettamente ragione. Ecco se Renzi vuol vincere la partita dovrebbe partire da qui, dalla terra dei debiti, non dalla luna dei sogni.