Le denunce di sfruttamento e delle condizioni al limite della sopravvivenza dei lavoratori impegnati nei cantieri e nelle sedi delle Olimpiadi invernali? Vedremo gli esiti delle ispezioni, perché ora è troppo presto per poter avere certezze. È la sintesi della risposta data ieri dalla ministra del Lavoro, Elvira Calderone, durante il question time alla Camera, a un’interrogazione sulle verifiche effettuate dall’Ispettorato del lavoro sulle condizioni contrattuali, retributive e di sicurezza dei lavoratori impiegati nei Giochi.
Per la ministra, sin dall’avvio del percorso organizzativo dei Giochi “il governo ha considerato la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e dei volontari coinvolti come una priorità assoluta non negoziabile“.
Per lo svolgimento delle Olimpiadi sono stati coinvolti “circa 2.900 lavoratori e 14 mila volontari, 4.600 per le Paralimpiadi – ha aggiunto Calderone, secondo la quale – per tutto il personale è stata svolta formazione generale specifica e assicurata la dotazione dei dispositivi di protezione individuale dove necessari”.
Troppo presto per conoscere l’esito delle ispezioni nei cantieri olimpici
Circa le ispezioni nei cantieri, per Calderone, “l’Ispettorato ha comunicato che per quanto riguarda gli aspetti retributivi e contributivi, dobbiamo attendere la chiusura del periodo di paga per effettuare degli ulteriori approfondimenti, dal momento che la maggior parte dei lavoratori potenzialmente coinvolti ha iniziato a svolgere la propria attività nel mese corrente, solo in prossimità dello svolgimento dei Giochi”.
“Inoltre”, ha continuato, “in riferimento agli aspetti di salute e sicurezza, sono in corso ancora le attività ispettive di monitoraggio, però il ministero assicura il massimo supporto tecnico, amministrativo e operativo agli organi di vigilanza al fine di individuare e sanzionare eventuali condotte illecite”.
In pratica una non risposta, che cozza con le denunce dei sindacati che parlano di giungla dei contratti, con turni giornalieri di oltre 12 ore a 10 euro l’ora, 20 euro al giorno di diaria per 84 ore di lavoro settimanali, riposi settimanali non retribuiti e pagamenti non prima di maggio 2026.
Calderone: “Credo molto di più nel congedo paritario che nel salario minimo”
Ma la ministra è intervenuta anche per ribadire il no del governo al salario minimo (“Riteniamo che la soluzione non sia l’applicazione di un salario minimo per legge. L’obiettivo è rafforzare la contrattazione nazionale”) e per ribadire che l’esecutivo “crede molto di più nel congedo paritario che nel salario minimo”.
“Parole fantascientifiche”, secondo l’M5s Valentina Barzotti, quelle sul congedo parentale, “stupisce che tali parole, che sembrano pronunciate più da un’opinionista che da una ministra del Lavoro, arrivino all’indomani della bocciatura da parte della sua maggioranza della proposta di legge unitaria delle opposizioni”. “Delle due l’una: o la ministra non ha alcun peso reale all’interno del Governo, oppure le sue sono dichiarazioni in cui nemmeno lei crede fino in fondo”, conclude Barzotti.