Sgarbi scopre di avere un cuore. Colto da malore, il critico d’arte se l’è vista brutta. Intervento di angioplastica per un’ischemia cardiaca

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di Marco Castoro

Capre, sono ancora qui. Chi se non Vittorio Sgarbi poteva esprimersi così, anche dopo un’operazione d’urgenza per un infarto. Comunque, per una volta almeno, anche tutti noi siamo ben contenti di essere chiamati capre. Ben lieti che la capra Sgarbi non sia crepata sotto la panca. Un epilogo così tragico ci avrebbe spiazzato. Del resto ha ragione il critico d’arte quando scrive su Facebook che «Non sarebbe stato da Sgarbi andarsene all’altro mondo al casello autostradale di Modena Sud». E che diamine! Uno come lui minimo ci deve lasciare agli Uffizi, non certo in mezzo alla carreggiata. Ironia a parte, il critico d’arte se l’è vista brutta l’altra notte mentre con il suo autista tornava a Roma da Brescia. Ha accusato un malore e per sua fortuna all’altezza di Carpi è uscito dall’autostrada per dirigersi verso il Policlinico di Modena, dove è stato operato per un’ischemia del cuore, risolta con un intervento di angioplastica. Centinaia di messaggi di solidarietà sul suo profilo Facebook, oltre 24mila like in meno di un’ora.

APPENA IN TEMPO
Ai tiggì e a chiunque l’abbia chiamato, Sgarbi ha raccontato «Mi hanno detto: se lei non si fosse fermato, entro mezz’ora sarebbe morto. Quindi ero vicino alla morte e non ne ho avuto la consapevolezza. Perché si sarebbe interrotto il flusso di sangue nella coronaria e io, non fermandomi, sarei morto». Poi dal letto d’ospedale ha pure girato un video in cui ha raccontato la sua nottata. Un vero fenomeno della comunicazione che ha scoperto di avere un cuore anche lui. Matto, ma sempre un cuore che batte. Lui che ha fatto della contestazione una motivazione di vita, che ha messo frequentemente le coronarie a dura prova, quando si è scagliato contro Barbacetto, Cecchi Paone, Mughini, Paolo Guzzanti, Barbara d’Urso, Roberto D’Agostino dal quale ha beccato pure una sberla. È riuscito a polemizzare animosamente perfino con Mike Bongiorno. Ma il massimo l’ha messo in mostra nell’unica puntata andata in onda di Radio belva, nel corso della quale disse «Ti piscio in testa» al conduttore Cruciani e «Se io ti chiamassi troia» ad Alba Parietti. Paradossalmente una delle poche volte che è sembrato sereno, pacato e burlone è stato proprio durante la puntata di martedì scorso di Ballarò. La sera prima del malore.