Sgravi fiscali sulle donazioni. Torna in pista il micropartito di Lupi. Grazie a un cavillo, salvato il beneficio negato ad altri

Maurizio Lupi
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Il partitino di Maurizio Lupi, Noi con l’Italia, ce l’ha fatta a rientrare tra chi può beneficiare di sgravi nelle forme di finanziamento pubblico. Aggirando l’ostacolo, di aver presentato la documentazione necessaria oltre il 30 novembre, quella che è la scadenza prevista. Spesso fatale alle ambizioni di altri partiti.

Il partitino di Maurizio Lupi, Noi con l’Italia, ce l’ha fatta a rientrare tra chi può beneficiare degli sgravi

L’apposita commissione parlamentare alla fine si è infatti pronunciata in maniera favorevole a Lupi & Co, tanto da far registrare una spaccatura interna all’organismo. Addirittura c’è stata la necessità di aggrapparsi a una sentenza del Consiglio di Stato e a una norma inserita nell’ultima Legge di Bilancio per riammettere, in qualche modo, il soggetto politico dell’ex ministro delle Infrastrutture ai benefici, a cui era stato negato l’accesso agli sgravi per i donatori. Un flipper giuridico che ha creato una situazione inedita.

Certo, è fallito il blitz di accedere al due per mille, la quota che ogni contribuente può destinare ai partiti politici indicando un codice sulla dichiarazione dei redditi. Ma dopo un lungo iter ci sarà la possibilità di concedere benefici sulle donazioni destinate a Noi con l’Italia, rappresentato alla Camera come una componente del gruppo Misto. Tra cui Lupi.

Nel dettaglio chi ha versato soldi al partito potrà ottenere detrazioni fiscali tra il 26 e il 37 per cento. Un incentivo a sostenere questo soggetto politico, che nei mesi scorsi ha portato a casa qualche decina di migliaia di euro mediante le elargizioni liberali. Da giugno del 2021, in meno di un anno, nelle casse sono finiti 107mila euro attraverso questo meccanismo. Uno dei più inossidabili sostenitori è Gianpiero Samorì, l’imprenditore che in passato era stato descritto come possibile delfino di Silvio Berlusconi.

Tramontate le ambizioni personali, resta un supporter del progetto di Lupi. Così, con due distinti bonifici, ha sganciato in totale 20mila euro in pochi mesi. Non male. Altre risorse sono arrivate tramite una sua società, la Gestione Grandi Hotels Central park Spa, che ha versato nel complesso ben 45mila euro. E di fronte a certe somme, non è da disdegnare la possibilità di ottenere una detrazione fiscale.

Ma cosa è accaduto di preciso? La vicenda, dai tratti romanzeschi, inizia lo scorso 10 febbraio, quando Noi con l’Italia ha presentato la documentazione per chiedere l’ammissione ai benefici previsti dalla normativa in vigore. E in particolare ottenere il due per mille e le detrazioni sulle elargizioni liberali. L’esito della richiesta sembrava scontata: un secco no per mancata osservanza dei tempi.

Invece nella successiva riunione della commissione dei partiti, c’è stata la sorpresa: a maggioranza, con tre favorevoli e il voto contrario del presidente, Salvatore Cacace, è stato consentito l’accesso agli sgravi. Il motivo? Una sentenza del Consiglio di Stato del 2018 sostiene che la scadenza non è perentoria, ma “esclusivamente… organizzativa”.

Il partito di Lupi si è salvato grazie a un cavillo, ma ad altri è stato negato il beneficio

Il termine reale, stando a quanto sostenuto dalla giustizia amministrativa, è fare le operazioni in “tempo utile per la predisposizione degli adempimenti di competenza dell’Agenzia delle Entrate”. La data limite, alla luce di questo pronunciamento, sarebbe quindi il 9 gennaio. E allora come è stato possibile che Noi per l’Italia risulta in regola, nonostante l’abbia presentata il 10 febbraio? Semplice, grazie a una norma introdotta nell’ultima manovra economica che ha ulteriormente prorogato le scadenze. Per il 2021 è stata rimodulata alla data dell’11 marzo, che calza a pennello per il partito di Lupi.