Shoah, un debito mai pagato. La memoria non può ridursi alla sola retorica

di Cristina Spinella
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Invece della vuota retorica la giornata di oggi, dedicata alla memoria della strage di ebrei, dovrebbe servirci a fare prima di tutto giustizia. Risarcendo con la verità chi subì quel tragico destino. E insieme con la giustizia. In un’epoca che vede crescere le teorie negazioniste, complici le bufale della rete web, la ricorrenza della Shoah non può ridursi a qualche discorso e alla deposizione di fiori. Un concetto che ieri forse meglio di tutti ha espresso da grande giornalista Enrico Mentana. “Quando arriva il Giorno della Memoria – ha scritto sulla sua pagina Facebook – penso al misero destino del nostro paese, costretto a ricordare per legge quello che non avrebbe mai dovuto dimenticare. E invece lo ha dimenticato da subito: quando i pochi sopravvissuti tornarono dai campi nessuno li ascoltò, e per un buon motivo. A propiziare la loro individuazione ed emarginazione erano state ancora in tempo di pace le leggi dello stato italiano, a cui nessuno si era ribellato. Gli ebrei italiani vennero schedati, privati del lavoro, messi ai margini della società. Quando poi i tedeschi invasero il paese furono tanti altri italiani, zelanti e servili, a indicarli ai nazisti, a organizzare e premiare le delazioni, a spartirsi il frutto degli espropri, a chiudere gli occhi davanti al loro invio nelle carceri, nei campi di internamento, e poi verso i vagoni che li portarono allo sterminio”.

Reati imprescrivibili – “Nessun italiano, ripeto nessun italiano – continua Mentana – ha mai pagato per tutti questi atti. I tanti volenterosi complici dello sterminio hanno continuato a vivere senza pene né pentimenti. Non esiste alcun libro di memorie in cui si ammettono le colpe per anche un solo singolo episodio. Dall’indomani del 25 aprile tutti furono ex partigiani e antifascisti. Dopo il processo Eichmann, all’inizio degli anni 60, il mondo dovette per forza prendere atto di cosa fu la Shoah: ma in Italia l’interdetto su quel che la propiziò continuò, e continua tuttora. Anche quest’anno a ricordare saranno solo gli ebrei, i pochi sopravvissuti e i loro eredi o correligionari: come degli alieni, rappresentanti di una delle due specie estinte, quella con le divise a righe e la stella di Davide; l’altra, con le uniformi nere, i nazisti. Dovremmo essere noi a ricordare, senza delegare le vittime a farlo: col risultato poi di sentir dire, “che palle sti ebrei che parlano sempre e solo di Auschwitz”.