Estorsioni con il metodo mafioso. Show dei Casamonica su Nove. Pestaggio shock di un imprenditore taglieggiato. Ma a fare servizio pubblico è una rete privata

Casamonica Nove
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Che a Roma la vera emergenza sia la criminalità organizzata ce lo ricordano inchieste, arresti, processi e, talvolta, perfino filmati. Proprio quanto emerge dal documentario di Discovery Italia intitolato Casamonica – La resa dei conti (qui per vederlo), la cui messa in onda è prevista domani su Nove, in cui viene ricostruito l’impero della famiglia sinti fino al processo che lo scorso 20 settembre (leggi l’articolo) ne ha decapitato l’organizzazione. Un documentario in cui viene immortalata anche l’aggressione a un imprenditore da parte di Pasquale Casamonica, detto Rocky, che pretendeva il pagamento di 16mila euro.

Uno scontro che avviene in pieno giorno quando la vittima di estorsione si trova di fronte Rocky che, non temendo occhi indiscreti, lo incalza con un mantra: “Dove stanno? I soldi dove stanno?”. L’imprenditore è terrorizzato e indietreggia dicendo che avrebbe saldato il debito ma il Casamonica non ne vuole sapere e insiste. La situazione si fa incandescente fino a quando la vittima di estorsione, dopo essersi detta disposta a dargli casa e offrendosi in ostaggio pur di placare l’ira del suo estorsore, viene raggiunto da un pugno e poi da un’ulteriore scarica di colpi.

NON ABBASSARE LA GUARDIA. Per uno strano scherzo del destino il filmato shock spunta all’indomani della sentenza del tribunale di Roma che ha condannato, per complessivi 120 anni di carcere, il potente clan camorrista guidato dal boss Michele Senese che ha spadroneggiato in lungo e largo imponendosi soprattutto nel settore delle estorsioni e dell’usura. Soltanto un mese fa, invece, a pagare il conto con la Giustizia è stato il clan Casamonica con 44 imputati che sono stati condannati a una pena complessiva di 400 anni.

A gennaio, invece, a finire nel mirino dei giudici erano stati gli uomini del clan Spada che, al termine del processo, hanno ottenuto 150 anni di reclusione complessiva. Si tratta di tre casi giudiziari eclatanti, a cui se ne aggiungono una miriade con cadenza pressoché giornaliera, che dimostrano come l’ex sindaca Virginia Raggi (leggi l’articolo) ha sempre avuto ragione spiegando che a Roma la criminalità organizzata resta la più grande emergenza e che il futuro neosindaco dovrà continuare l’impegno per liberare la Capitale dalla morsa delle tante organizzazioni che, in una sorta di patto criminale, continuano a spartirsi appalti e affari sulla pelle dei romani.