Si allunga la prescrizione per i furbetti della mazzetta. Ma il Nuovo centrodestra minaccia di votare contro. Sullo sfondo la partita per le Infrastrutture

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Se si tratti realmente del primo effetto collaterale del post Maurizio Lupi è difficile dirlo. Le variabili sul tavolo sono tante e tutte di difficile lettura, a partire dalla corsa per la sostituzione dell’ex titolare delle Infrastrutture, gara dalla quale l’Ncd di Angelino Alfano non vuol restare assolutamente fuori. Però è del tutto evidente che si tratta di un messaggio in codice inviato al premier, Matteo Renzi, che sulla giustizia non può permettersi passi falsi. E così la cronaca di una giornata giocata sul filo del rasoio, fra ricatti e controproposte si chiude con il disco verde della Camera al Ddl che riforma l’istituto della prescrizione dei reati, aumentando i tempi per l’accertamento dei reati di corruzione (per esempio per la corruzione ex art. 319, punita a legislazione vigente fino a 8 anni, il processo dovrà intervenire entro 12 anni, pena l’estinzione del reato)

IL PERCORSO
Il provvedimento, ora, passa ora all’esame del Senato, dove il Nuovo centrodestra getterà sul tavolo della trattativa il peso dei propri numeri. Senza i voti del centristi il provvedimento potrebbe non passare. Alla Camera la partita si è chiusa con 274 voti a favore, 26 contrari 26 e 121 astenuti. Hanno votato sì il Pd, Scelta Civica, Per l’Italia Centro democratico, Fdi e i deputati ex M5S ora nel gruppo di Alternativa Libera. I No sono arrivati dalla Lega e da Forza Italia. Nella maggioranza si è astenuta Area Popolare in cui si colloca l’Ncd di Alfano. Astenuti anche Sel e il Movimento 5 Stelle. Il sale politico della faccenda sta tutto nell’astensione dei centristi.

L’ATTRITO
Non è la maggioranza che si spacca, però, perché alla fine si rimanda tutto al Senato in un clima che non vuole essere di rottura. Ma di certo quanto avvenuto ieri alla Camera sul Dl prescrizione fotografa una situazione di difficoltà all’interno della coalizione di governo. Il primo articolo del provvedimento, che riguarda l’aumento della metà dei termini per i reati di corruzione, così com’è non piace all’Ncd, che da quando è scoppiato il caso Lupi è attraversato da più di un fremito di insofferenza.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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