Si infittisce il giallo della collaboratrice del Papa morta tra le mura vaticane. Inspiegabile il decesso della donna incinta. Non ci sono segni di violenza sul corpo

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di Salvatore Lontrano

Adesso la domanda che ci si pone in Vaticano è come qualcuno abbia potuto uccidere (se omicidio è stato) una giovane collaboratrice di Papa Francesco incinta al settimo mese senza che nessuno si accorgesse di nulla. E la domanda segue la drammatica morte di Miriam Wuolou, 34enne italiana ma originaria dell’Eritrea, che lavorava alla reception di Santa Marta, la residenza del Papa che in realtà è una sorta di albergo nel quale vive il Pontefice ma trovano alloggio anche cardinali e vescovi. La donna era in malattia da un paio di settimane, ma il ritrovamento è avvenuto solo qualche giorno fa quando suo fratello, dopo una serie di telefonate a vuoto, ha deciso di rivolgersi ai Carabinieri. Che venerdì 19 febbraio scorso sono intervenuti e hanno rinvenuto Miriam cadavere da almeno un paio di giorni.

E qui il mistero s’infittisce: chi può aver ucciso Miriam? Le indagini sono in corso e sarà effettuata – ovviamente – l’autopsia sul suo cadavere, anche su richiesta della Santa Sede; in compenso, però, l’assenza di segni di violenza sul corpo della donna lascia supporre che sia morta a causa del diabete di cui soffriva. Una tragica fine che ha lasciato addolorato Jorge Mario Bergoglio, il quale conosceva bene la collaboratrice.

Sì, perché quando si trova a Santa Marta – che lui chiama “Convitto” – Francesco si comporta esattamente come se fosse al Colegio San Miguel di Buenos Aires che ha diretto per anni, e cioè da convittore: va e viene, compare all’improvviso nella hall di Santa Marta, entra ed esce come un normalissimo pensionante. Non è raro, ad esempio, vederlo attorno alle 17.00 alla macchinetta del caffè intento a prendersi un cappuccino in solitaria, pagando di tasca sua. E, naturalmente, parla con la gente che incontra, si informa, vuole sapere. È così che nel corso del tempo ha conosciuto Miriam, che si era affezionata a lui. Ed è per questo che ha accolto la notizia con molto dolore.

Il fatto che Miriam lavorasse alla reception di Santa Marta ha comunque sollevato inquietudine Oltretevere, dove il comportamento “spericolato” del Papa lascia sempre col fiato sospeso gli uomini della sicurezza. Non usa auto blindate e incontra il più possibile la gente: ne ha bisogno, del contatto fisico con le folle. Beve, ad esempio, il mate argentino che gli viene offerto dai fedeli quando fa i suoi giri in Piazza San Pietro. Al punto di rischiare d’incorrere in qualche incidente di percorso come quello accadutogli nella visita in Messico quando, salutando i disabili al termine di una celebrazione, è stato strattonato da un ragazzo ansioso di prendergli la mano. Dopo aver chiesto scusa al disabile in carrozzella innanzi a lui, Francesco è passato all’azione alzando la voce: “No seas egoistas!”, non essere egoista!, è stato il perentorio invito alla calma di un Bergoglio apparso improvvisamente adirato. Una scena che ancora non avevamo visto.

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