Ora Mattarella può avviare la pacificazione nazionale. Questa è la grande sfida per il settennato del Presidente

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Il primo indizio sarà nel discorso che pronuncerà stamattina. Alle 10 Sergio Mattarella comunicherà al Parlamento le linee a cui ispirerà il suo mandato sul Colle. Il discorso, sul quale già ieri circolavano voci e indiscrezioni, conterrà molti argomenti dovuti: dalle difficoltà degli italiani alla necessità di tornare a una politica alta. Riforme, rinnovamento delle istituzioni, attenzione al sociale saranno certamente presenti. Quale Presidente non ha detto le stesse cose? È uno allora il passaggio che può fare la differenza: quel voler ricucire gli strappi del Paese da cui dipende l’infinita paralisi della politica italiana. Su questa sfida Mattarella potrebbe costruire la più grande presidenza della repubblica, o iniziare a relegare il suo settennato nell’ambito più grigio, come in fin dei conti ha scommesso parte dei suoi elettori. Mattarella in decenni di attività politica non ha mai fatto ombra a nessuno. Può cominciare adesso?

L’OPPORTUNITÀ
L’opportunità che si presenta al neo Capo dello Stato è però gigantesca. Questo Paese è rimasto arretrato, bloccato nelle sue istituzioni e a cascata nell’economia e nello stesso senso civico, per via di una frattura mai sanata. Il Paese degli Orazi e Curiazi o dei Guelfi e Ghibellini, si è portato per decenni la questione del fascismo e antifascismo. Il ventennio e la guerra civile non ebbero che la giustizia sommaria dei più forti. Gli stessi partigiani rossi commisero non pochi crimini nei confronti dei partigiani bianchi. E il sangue dei vinti generò altro sangue, colpendo quei partigiani che avevano già pagato un prezzo terribile per la libertà del Paese. Poi il muro di Berlino che simboleggiava la guerra fredda e la divisione del mondo nel Patto Atlantico da un lato e nel Patto di Varsavia dall’altro, non consentirono all’Italia quell’alternanza tra Dc e Partito comunista che avrebbe portato a un corretto cambio di governo tra le maggiori forze politiche. Caduto il muro, la supplenza della magistratura sulle macerie dei partiti e poi venti anni di referendum permanente su Berlusconi continuarono a bloccare la pacificazione nazionale. Il cavaliere da una parte e i comunisti dall’altro si sono ostacolati in tutto, questa volta alternandosi al governo del Paese ma sempre con una capacità interdittiva che di fatto ha impedito le grandi riforme. Così siamo rimasti un Paese arretrato, disabituato a sentirci comunità, ad eccezione delle discese in campo della nazionale di calcio. Troppo poco per un Paese moderno.

RE GIORGIO
Per questo Mattarella oggi ha un’occasione senza precedenti. Giorgio Napolitano, il comunista al quale il Parlamento ha tributato lunghi applausi e onori, nella sua pur estensiva interpretazione della Costituzione (scissa in Carta formale e Carta materiale) non ha mai voluto fare un gesto di apertura. E dire che i consiglieri si erano prodigati per fargli concedere la grazie, motu proprio, a Berlusconi o in subordine scegliere tra i tanti senatori a vita nominati almeno uno vicino al centrodestra. È accaduto? No. Il Quirinale sotto re Giorgio ha rinunciato così a quel ruolo di costruttore di un’armonia nazionale che i padri costituenti avevano ben presente nel loro progetto. Oggi Mattarella può raccogliere quell’antica indicazione e aprire una stagione nuova. O continuare a tirare avanti con una inconcludente guerra civile.

ITALY-POLITICS-BERLUSCONI-FILESL’insediamento con una mano tesa al Cav

di Giovanna Tomaselli

Le dimissioni dalla Corte costituzionale, l’ingreso e l’uscita sempre a bordo della Panda grigia diventata simbolo di una sobrietà ostentata, la stesura del discorso di insediamento al Quirinale prevista per questa mattina. La giornata di Sergio Mattarella è trascorsa per la parte formale come da copione.

IL PIEDE GIUSTO
Nella parte più riservata, invece, è stato tutto un lavorio per far partire il Capo dello Stato subito con il piede giusto. Nonostante il metodo divisivo con cui è approdato al Colle, con tutte le faide in corso nel Centrodetra di Alfano e quelle che seguiranno in Forza Italia, il nuovo presidente ha una possibilità senza precedenti: tornare a far dialogare – e non solo dividersi e litigare – le grandi famiglie politiche di questo Paese. Conservatori e progressisti costretti al muro contro muro, oggi possono aprire una stagione nuova. Lo spazio per la riconciliazione c’è. Ma servono gesti. Quei segnali che Napolitano non diede mai, godendosi l’aria buona del Colle mentre di sotto Berlusconi bastonava i comunisti e le sinistre (con qualche Procura) si cucinavano il Sire di Arcore. Cosa ne hanno guadaganto gli italiani? Nulla. L’Italia è stata divisa, paralizzata da un referendum permanente, incapace di trovare quella sintesi necessaria per fare le riforme. Per questo motivo siamo diventati il fanalinio di coda dell’Europa.

L’APERTURA
Un segnale distensivo, il primo in questo senso, lo darà stamattina lo stesso Cavaliere. Silvio Berlusconi (che ieri ha ottenuto la liberazione anticipata dal Tribunale di Sorveglianza di Milano) parteciperà al discorso di insediamento del Presidente. Dopo la guerra per condividerne l’elezione, si tratta di una mossa che rimette sui giusti binari il rapporto tra Quirinale e uno dei leader dell’opposizione. Ancora ieri sera era invece incerta la partecipazione dell’altro grande leader degli avversari di governo, Beppe Grillo. Ma sta su Berlusconi la prima vera novità di questo Presidente della Repubblica: l’invito all’ex Cav sarebbe partito infatti direttamente da Mattarella. Da qui a prevedere scenari futuri, ne corre. L’attesa di Forza Italia è che il nuovo presidente conceda la grazia a Berlusconi, e così lo accompagni a uscire dalla scena politica con la dignità che merita il leader di milioni di italiani. Una pacificazione che fa paura a chi vuole una resa dei conti permanente. Non a caso ieri uno dei componenti del direttorio del Movimento 5Stelle – Carlo Sibilia – ha tweettato che l’invito al Cavaliere “sarebbe un ottimo segnale per chi froda il fisco”. Mentre sul blog, lo stesso Grillo ha definito l’elezione di Mattarella “un Carnevale anticipato”. Mattarella cercherà di ricucire gli strappi del Paese, ha risposto Renzi. Se così sarà, avrà bisogno di non poco filo.