Si muove Giorgetti e chiede aiuto a Farmindustria. Obiettivo: produrre le dosi che abbiamo già acquistato tramite l’Europa. Ma rischiamo di pagare due volte lo stesso prodotto

GIANCARLO GIORGETTI
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Il tema dei vaccini tiene banco nella riunione del Consiglio europeo, proprio ieri è iniziata la due giorni di Bruxelles incentrata sulla pandemia. Ma anche in Italia la questione vaccini preoccupa molto. Nonostante da lunedì 22 febbraio siano state effettuate in media oltre 100 mila somministrazioni al giorno, la produzione sembra ancora insufficiente.

“La vaccinazione è iniziata in tutti gli Stati membri – si legge nell’ultima bozza circolata della dichiarazione congiunta dei leader Ue – e la nostra strategia sui vaccini ha garantito che tutti” i Paesi Ue vi abbiano “accesso”. Ma “anche così, dobbiamo accelerare con urgenza l’autorizzazione, la produzione e la distribuzione di vaccini, nonché la vaccinazione”.

“Le aziende – si legge ancora – devono garantire la prevedibilità della produzione di vaccini e rispettare i termini di consegna contrattuali. Sosteniamo ulteriori sforzi della Commissione di lavorare con l’industria e gli Stati per aumentare la capacità della produzione di vaccini e adeguarli alle nuove varianti. Sosteniamo, inoltre, gli sforzi della Commissione di accelerare la disponibilità di materie prime, facilitare accordi tra produttori delle catene di approvvigionamento, adattare le strutture esistenti, per aiutare l’aumento della produzione nell’Ue e promuovere la ricerca”.

Ma l’Italia si porta avanti anche autonomamente. Ieri, infatti, al ministero dello Sviluppo economico, il ministro Giancarlo Giorgetti ha incontrato il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, per valutare la possibilità di produrre il vaccino anche in Italia con la creazione di un unico grande polo di produzione. Un’operazione che a livello normativo non avrebbe alcun ostacolo, a parte i costi per un prodotto – i vaccini – che abbiamo già pagato acquistandoli attraverso la Commissione Ue.

Certo è che l’impressione è che ogni Paese vorrebbe organizzarsi in maniera autonoma. Il rischio è che qualcuno possa metter loro i bastoni fra le ruote. 407 milioni di dosi, un giro d’affari da 2,6 miliardi di euro, infatti, è il bilancio delle truffe sui vaccini per il Covid 19 in Europa, rivelati dal Vicedirettore Generale dell’Ufficio Antifrode Ue, l’italiano Ernesto Bianchi. Un fenomeno in crescita a causa dei ritardi nelle consegne dai canali ufficiali: “Agli stati consigliamo di controllare la provenienza dei vaccini e segnalare” l’appello dell’Olaf. “Dietro queste operazioni, società fantasma transnazionali pronte a sparire dopo avere incassato l’acconto”.