Si torni alla gestione pubblica. Fico riapre i rubinetti dell’acqua. Il pentastellato chiede di rispettare il referendum 2011. Ma per la vecchia politica è una battaglia ideologica

di Davide Manlio Ruffolo
Politica

Certe volte dimentichiamo che alcuni diritti, conquistati con fatica, possano sparire con un colpo di spugna. Talvolta, per fortuna, capita che qualcuno ci ricordi tutto ciò dando impulso alla Politica, quella con la P maiuscola, per fare anziché disfare. “In questi giorni a San Biagio Platani, vicino ad Agrigento, c’è un uomo in sciopero della fame. Si chiama Enrico Caldara, è un ex ferroviere e la sua battaglia è per l’acqua pubblica. La sua protesta deve ricordare a tutte le istituzioni come una legge per l’acqua pubblica che dia definitivamente seguito al referendum del 2011 sia fondamentale” lo ha raccontato ieri, rispolverando uno dei punti fondanti l’identità stessa del Movimento 5 Stelle e con un breve post su Facebook, il presidente della Camera Roberto Fico.

Difficile dargli torto, del resto la sua è una battaglia di buon senso, eppure nel nostro strano Paese c’è perfino chi è riuscito a farlo. Si tratta di Pierferdinando Casini (nella foto), senatore del gruppo Autonomie nonché ex genero dell’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone che detiene una quota di azioni di Acea, a cui le affermazioni del presidente della Camera non sono piaciute affatto. “Sull’Acqua pubblica rispetto le opinioni del presidente Fico, ma non le condivido. Il tema non è chi gestisce, ma il come gestisce” ha spiegato l’ex Udc. Un teorema proseguito ancora quando il politico ha raccontato che: “In passato abbiamo avuto pessimi esempi sia di gestione pubblica che privata. Se vuole essere veramente al servizio del cittadino, la politica ha un dovere assoluto: scegliere i gestori migliori e controllare in modo da garantire che anche il servizio sia il migliore assoluto. Si lascino fuori le battaglie ideologiche che nulla hanno a che fare con la buona amministrazione”.

Parole che devono far riflettere perché, correttamente, ammettono che in materia di approvvigionamento idrico ci sono stati sperperi e mala gestione da parte del settore pubblico. Come ne sono stati fatti altrettanti da privati. Insomma è lo stesso Casini che, seppur tra le righe, ammette come non esista garanzia che il privato lavori meglio del pubblico. E poco importa all’ex Udc che gli italiani nel 2011, forse considerando tutte queste incertezze, abbiano certificato con un referendum di volere che l’acqua resti gestita dallo Stato e non dai privati.

PROVE D’INTESA. Polemiche a parte, un tema tanto importante per M5S non può più restare sopito perché quella sull’acqua pubblica sarà una delle prime matasse da sbrogliare dal governo Conte 2. Anche perché nel precedente esecutivo i grillini erano riusciti a far votare in commissione Ambiente alla Camera il testo su questa complicata materia. Ma questo era rimasto impantanato in attesa di pareri ministeriali mai arrivati perché il vero nodo era la netta contrarietà degli ex alleati del Carroccio. Certo tra M5S e Pd sull’argomento si parte da posizioni molto diverse, i primi decisi a uno stop alle concessioni mentre i secondi preferiscono lasciare agli enti locali la scelta su quale gestione adottare, ma la speranza è che si possa finalmente trovare un’intesa che recepisca la decisione degli italiani anziché voltarsi dall’altra parte.