Siae senza pace, la politica la fa sempre da padrona

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di Marcello Villella

Ma che succede in Siae? La Società Italiana degli Autori e Editori, la cui sede è a Roma in Viale della Letteratura, non riesce proprio a trovare pace. Dopo anni di immobilismo, veti incrociati, scandali vari (immobiliari e non) e molti commissariamenti straordinari, sembrava che le elezioni degli organi direttivi tenute il 1° marzo fossero in grado di far ripartire l’ente. Invece – mentre ancora il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano deve firmare il decreto di nomina di Gino Paoli (uscito vittorioso dalle elezioni) a Presidente della Siae – già si è scatenata l’ennesima bagarre: alcune associazioni e alcuni iscritti hanno presentato all’Autorità Garante per la concorrenza ed il mercato, una segnalazione nella quale contestano l’elezione dell’Avv. Domenico Luca Scordino, già sub commissario straordinario della Siae, a membro del Consiglio di gestione della società. Scordino era stato da sub-commisario uno degli artefici di quel nuovo statuto che – attribuendo ad ogni associato un voto per ogni euro di diritto di autore percepito – ha finito, secondo associazioni come Acep, Arci ed Audiocoop, per consegnare la Siae agli autori più ricchi e alle multinazionali del disco, penalizzando ed emarginando i piccoli e giovani autori. “Una decisione sacrosanta – secondo Amedeo Minghi esponente della Federazione degli Autori di Paoli e Mogol – perché Morricone non può avere lo stesso peso di un micro autore dilettante di provincia. Vogliamo paragonare la quantità dei versamenti fra i due ? E comunque l’errore è stato aprire a tutti la Siae, su pressione proprio delle stesse associazioni, vicine alla sinistra, che oggi ci criticano: la Siae è nata come una associazione di categoria, e quindi di professionisti; abolendo l’esame d’entrata e la distinzione fra soci ed associati si è permesso l’entrata a chi autore non è. Questo non solo nella musica: pensi alla televisione dove da un giorno all’altro si sono inventati autori gli amici dei capostruttura Rai o del politico di turno…”.
Già la politica: l’influenza dei partiti in Siae si è sempre fatta sentire e non solo nei periodi di commissariamento. E la politica – secondo convenienza – si è schierata in un momento per una, in un momento per l’altra delle due parti in eterno conflitto. In realtà più di una guerra fra ricchi (pochissimi) e poveri (quasi tutti), si tratta di una guerra fra due minoranze. Le elezioni del 1° marzo hanno visto molte e diverse liste contrapposte, ma – fra voti effettivi e deleghe – si sono registrati solo 3500 votanti sui 94820 associati aventi diritto (soltanto il 4%). Insomma da una parte “quattro amici (litigiosi) al bar”, dall’altra “un popolo di artisti”.

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