Sicilia, spariscono consiglieri e assessori provinciali e compaiono i commissari

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di Valeria Di Corrado

Il commissariamento è ormai diventata la specialità italiana per eccellenza. Dal continente alle isole, impazza la pratica di risolvere i problemi rinviandoli. Ci si illude di risparmiare, di mettere ordine, ma di fatto tutto resta come prima. E quello che sta succedendo anche in Sicilia, dove oggi, con il passaggio di consegne tra l’ex presidente della provincia di Siracusa Nicola Bono e Alessandro Giacchetti, si completa il puzzle dei commissari nominati dal governatore Rosario Crocetta. Il secondo turno delle elezioni amministrative del 9 e 10 giugno ha mandato in pensione ufficialmente, e forse definitivamente, gli organi politici delle nove province siciliane e con loro 355 tra eletti e amministratori. Anche se la macchina organizzativa resta tuttora in vita.
C’è stato anche il caso eclatante di un consigliere provinciale rimasto in carica solo per tre giorni. Aveva dichiarato che avrebbe portato avanti il suo mandato con correttezza, onestà e lealtà. In tre giorni non ci sarà voluto un grande sforzo.

Le lacune della legge
A decretarne l’abolizione (prima in Italia) delle province è stata l’Assemblea regionale della Sicilia, con una legge entrata in vigore il 29 marzo scorso. La norma prevede che gli enti intermedi vengano sostituiti da altri enti intermedi: i liberi consorzi di comuni. Questi dovranno raggruppare a loro interno una popolazione di circa 150 mila abitanti ciascuno. Si ipotizza quindi che al posto delle 9 province verranno creati dai 30 ai 35 liberi consorzi. Alla faccia della razionalizzazione! I rappresentanti, invece, saranno scelti con elezioni di secondo livello, ovvero attraverso il voto dei sindaci dei comuni che compongono il consorzio.
La legge dà tempo all’Ars fino al 31 dicembre per approvare la riforma. Ma è altamente improbabile che in 6 mesi, considerata la pausa estiva, si riesca realizzare a tutti gli effetti il passaggio. “Non sarà facile sistemare le società partecipate dalle province, contratti in piedi, mutui, affitti, utenze, lavori in corso, finanziamenti e trasferimenti – spiega Giovanni Avanti, dopo aver appena lasciato la poltrona di presidente della provincia di Palermo al neocommissario Domenico Tucci – Anche perché entro dicembre si dovrà convergere verso un progetto condiviso. Si è parlato di liberi consorzi, ma non sono state ancora definite competenze, governance e tempi di passaggio di attività e passività in capo agli enti provinciali”. Resta poi da chiarire la destinazione dei 6.500 dipendenti, che dovrebbe transitare verso la Regione o verso i comuni, e quella dei tributi, il cui gettito è stato finora appannaggio delle Province. Nessun passo avanti nemmeno rispetto alla distribuzione territoriale degli uffici (Prefettura, Questura, Camere di Commercio, Commissioni Tributarie di primo grado, etc.).
A tutto ciò si aggiunge la questione costituzionale. A luglio la Consulta si pronuncerà in merito al pacchetto di norme approvate dal Governo Monti, che rischia di essere dichiarato incostituzionale. In quel caso le prime a beneficiarne sarebbero proprio le province della Sicilia.

L’esercito dei commissari

Intanto Crocetta va avanti con la legge che lui stesso ha voluto, forse per ingraziarsi i deputati del Movimento 5 Stelle, i cui voti sono fondamentali per approvare il bilancio regionale. Martedì scorso ha nominato Salvatore Caccamo commissario della provincia di Enna, di cui era già viceprefetto, e Benito Infurnari commissario di Agrigento. Il giorno prima aveva scelto il vicecomandante regionale dei Carabinieri Domenico Tucci per Palermo, l’ex prefetto di Trieste Alessandro Giacchetti per Siracusa e il capo di gabinetto della prefettura messinese Filippo Romano per Messina. Confermati infine Antonella Liotta, Giovanni Scarso, Raffaele Sirico e Darco Pellos delle province già commissariate di Catania, Ragusa, Caltanissetta e Trapani. Oltre all’indennità di funzione, bisogna aggiungere le spese di vitto e alloggio per i commissari Sirico e Pellos che sono anche viceprefetti vicari rispettivamente di Ravenna e Forlì.

Spese scoperte per la gestione
“Si tratta di governi monocratici che determineranno scelte strategiche, senza il filtro del consiglio e in stretto raccordo con il Presidente della Regione”, precisa Giovanni Avavnti. I nuovi amministratori straordinari si troveranno ad affrontare enormi problemi di natura finanziaria. Per la copertura delle spese obbligatorie mancano all’appello 80 milioni di euro, che la Regione Sicilia non ha stanziato nel bilancio 2013 come se le province non esistessero già più. Crocetta ha rassicurato che gli stipendi dei dipendenti sono al sicuro, ma il pagamento delle bollette di luce, gas e telefono delle scuole, la manutenzioni delle strade e i controlli ambientali non si sa con quali fondi verranno assicurati. Ma intanto l’importante è poter dire di aver abolito le province siciliane.

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