Su Sigonella abbiamo scherzato, Meloni non si smarca da Trump

A Sigonella c’è stato un semplice malinteso, Meloni non si smarca da Trump. Ma il tycoon è furioso con l'Ue e minaccia l'addio alla Nato

Su Sigonella abbiamo scherzato, Meloni non si smarca da Trump

Stai a vedere che il rifiuto di concedere la base di Sigonella al transito dei bombardieri americani di qualche giorno fa non è un moto d’orgoglio davanti alla guerra contro l’Iran, condotta in palese violazione del diritto internazionale – come ammesso anche dal governo italiano – ma è stato soltanto una scelta di circostanza, dettata da una richiesta irrituale e tardiva da parte del Pentagono. Come emerso in queste ore, a spingere il ministro Guido Crosetto a negare l’uso della struttura è stato il fatto che da Washington nessuno aveva richiesto la relativa autorizzazione, che avrebbe dovuto essere eventualmente discussa alla Camera e al Senato. Inoltre, non era stato ritenuto necessario consultare i vertici militari italiani se non all’ultimo momento.

A chiarire il malinteso, negando cambiamenti di strategia da parte del governo italiano, è stato lo stesso ministro della Difesa che, su X, mentre le opposizioni chiedevano un cambio di passo ancora più deciso, ha spiegato: “Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti USA. Cosa semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso, e nulla è cambiato”.

Una tesi poi ribadita anche da Palazzo Chigi con una nota stringata, in cui si faceva notare che “l’Italia agisce nel rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal governo alle Camere. La linea dell’esecutivo è chiara, coerente e già pienamente condivisa con il Parlamento, senza alcuna modifica” e che, malgrado l’accaduto, “non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali”.

A Sigonella c’è stato un semplice malinteso

Una linea che non piace alle opposizioni, che continuano a chiedere un cambio di passo. Tra i più diretti, il presidente M5S Giuseppe Conte, che ha ribadito quanto già dichiarato lunedì, sostenendo che “per me nessuna base deve essere mai fornita (agli Stati Uniti, ndr)”. Secondo lui, “non dobbiamo consentire l’uso, come sta facendo la Spagna, delle nostre basi neppure per un supporto logistico, perché se gli attacchi militari sono in violazione del diritto internazionale noi non possiamo fornire alcun supporto, né diretto né indiretto, neppure logistico”.

Sulla stessa linea il capogruppo dell’Alleanza Verdi e Sinistra, Peppe De Cristofaro, che ad Agorà ha dichiarato: “Sul no alla base di Sigonella siamo nel campo di una totale pantomima. Il governo deve dire chiaramente che la guerra di Trump e Netanyahu è illegale. E deve dirlo in Parlamento, non con le veline o i post sui social. Abbiate il coraggio politico di dire che l’alleanza che avete perseguito nel corso di questi due anni con Trump è fallimentare per gli interessi del nostro Paese”.

La maggioranza fa quadrato

Le richieste delle opposizioni sono state nuovamente respinte al mittente dalla maggioranza, con Raffaele Nevi, portavoce nazionale di Forza Italia, che a Restart su Rai 3 ha affermato che “sulla vicenda di Sigonella il governo italiano ha agito con chiarezza e nel pieno rispetto degli accordi internazionali (…) Non esiste alcuna crisi con gli Stati Uniti. L’Italia mantiene rapporti solidi, ma lo fa da Paese sovrano, con la schiena dritta e nel rispetto delle proprie prerogative”.

Che questo episodio non avrà ripercussioni lo suggerisce anche la risposta arrivata ieri all’Ansa da un portavoce del Dipartimento della Difesa USA, secondo cui “il Comando europeo degli Stati Uniti (US EUCOM) ospita regolarmente velivoli militari statunitensi in transito (e il relativo personale) in conformità con gli accordi di accesso, stazionamento e sorvolo stipulati con gli alleati e i partner, tra cui l’Italia: gli accordi di cooperazione tra le forze armate italiane e statunitensi rimangono solidi”. Insomma, non sembra esserci stata alcuna reazione furiosa dell’amministrazione di Donald Trump, che evidentemente è ben conscia di aver fatto una richiesta irrituale e che, al contempo, non teme che il governo di Giorgia Meloni abbia la benché minima intenzione di bloccare l’uso delle basi.

Trump minaccia di nuovo l’addio alla Nato

Insomma, tutto risolto? Non proprio. Nelle ultime ore emerge un certo nervosismo degli USA. A lasciarlo intendere è proprio Trump che, dopo aver per mesi minacciato il possibile addio alla NATO – prima pretendendo che i Paesi UE investissero il 5% del PIL in armi, poi chiedendo loro di acquistare armamenti americani da destinare all’Ucraina per trarre vantaggio dal conflitto con la Russia – è tornato a paventare l’uscita dal Patto Atlantico. Questa volta il motivo è il mancato “aiuto” dell’UE nella guerra contro l’Iran – decisa da Trump senza alcuna consultazione con gli alleati – dichiarando al Telegraph di “non essere mai stato convinto dalla NATO. Ho sempre saputo che era una tigre di carta, e anche Vladimir Putin lo sa”.

Ha poi aggiunto: “L’Ucraina non era un nostro problema. Era un test: noi ci siamo stati per loro e ci saremmo sempre stati. Ma loro non ci sono stati per noi (contro l’Iran, ndr) e ne terremo conto”. Come? Con la consueta minaccia di lasciare l’UE sola – come se già non lo fosse – affermando senza mezzi termini di stare “seriamente valutando di uscire dalla NATO”. Difficile che ciò accada davvero, ma appare evidente che questa ennesima dichiarazione di Trump sia funzionale soprattutto a forzare la mano con gli alleati, per costringerli in futuro a essere più accondiscendenti davanti alle sue continue e reiterate pretese.