Siluro al Senato su Renzi d’Arabia. I 5S chiamano Draghi a rispondere. Un’interrogazione del grillino Ferrara al premier. “L’Esecutivo si attivi per prevenire conflitti d’interessi”

Siluro al Senato su Renzi d’Arabia. I 5S chiamano Draghi a rispondere
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E alla fine il caso Renzi d’Arabia arrivò in Parlamento. Dopo le polemiche delle scorse settimane relative al viaggio del senatore di Italia viva per partecipare ad un evento organizzato dalla Future Investment Initiative Institute (FII) nel corso del quale ha intervistato il Principe Mohammed bin Salman, il senatore del Movimento cinque stelle Gianluca Ferrara ha presentato un’interrogazione urgente rivolta al presidente del Consiglio Mario Draghi.

Un atto deciso e forte col quale si chiede di sapere “quali iniziative, anche normative, il Governo intenda intraprendere per assicurare l’indipendenza dei Parlamentari e dei membri del Governo e prevenire futuri casi di interferenza straniera o conflitti d’interesse con Paesi esteri”.

IL QUADRO. Facciamo, però, un passo indietro. Nel corposo e dettagliato atto parlamentare Ferrara ricostruisce l’intera vicenda, sottolineando ad esempio come, stante quanto riportato dal sito web della FII, “il Sen. Renzi è parte del ‘Board of Trustees’, il consiglio direttivo della FII. Il presidente del board è Yasir Al-Rumayyan, governatore del fondo sovrano saudita Public Investment Fund, che ha un valore netto di 360 miliardi di dollari”.

Per la partecipazione al consiglio direttivo, scrive ancora Ferrara, il senatore percepirebbe un compenso di 80.000 dollari annui. Da qui la decisione di presentare l’interrogazione. “In piena pandemia e in piena crisi di governo da lui stesso provocata – spiega a La Notizia Ferrara – Renzi è andato, dietro lauto compenso, in un Paese straniero e ha omaggiato il sovrano saudita Mohammed bin Salman, che si è macchiato di gravi crimini di guerra in Yemen, commessi anche con le bombe italiane vendute proprio da Renzi nel 2016”.

Ed è, questo, un altro aspetto che Ferrara fa emergere nel suo atto: “I rapporti tra il Sen. Renzi e Riyad – si legge ancora nell’interrogazione – risalgono, almeno, al 2016 quando il Governo da lui guidato autorizzava una fornitura per 19.675 bombe aeree Mk 80 – prodotte in Sardegna dalla RWM Italia – dal valore di 411 milioni di euro proprio all’Arabia Saudita, dopo che le Nazioni Unite avevano condannato i bombardamenti indiscriminati della Royal Saudi Air Force su obiettivi civili in Yemen”.

I dati di varie Ong, d’altronde, sono chiari: secondo Save The Children, dal 2015, per cause dirette e indirette del conflitto, sono morti 85.000 bambini. “Nonostante ciò – spiega ancora il pentastellato – il senatore Renzi ha avuto l’ardire di definire, tale criminale, come simbolo di un nuovo rinascimento mediorientale. Quando ora, anche gli Stati Uniti, hanno riconosciuto il coinvolgimento del principe saudita nel brutale assassinio del povero giornalista Jamal Khasoggi, reo di essersi permesso di criticare il regime”.

E da qui la conclusione del discorso: “Renzi dovrebbe non solo vergognarsi, ma chiedere scusa e devolvere il suo compenso ai figli di Khasoggi”. Vedremo ora cosa farà Draghi, se risponderà all’interrogazione urgente oppure preferirà tacere. Certo è che la battaglia di Ferrara non sembra intenzionata ad arrestarsi qui. “Come ho annunciato intervenendo in aula, sto lavorando ad un’iniziativa parlamentare per vietare espressamente ai rappresentanti dei cittadini di percepire compensi extra, in particolare da Paesi esteri, che possano influire sull’indipendenza della loro attività politica”. Non resta che attendere sviluppi.

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