Silvio difende il Capitano. Ma per toglierselo di torno. Il Cav si schiera contro il processo sulla Open Arms. Mentre sposta FI al centro e dialoga con i giallorossi

di Giuseppe Vatinno
Politica

Gli equilibri nel centro-destra sono sempre più precari ed i sondaggi sanciscono questo dato di fatto con la discesa verticale della Lega e la salita di Fratelli d’Italia, con una buona tenuta di Forza Italia. E questo rende il “vecchio e la bambina” molto aggressivi nei confronti del Capitano che solo un anno fa aveva l’Italia ai suoi piedi ed ora ha perso tutto. Ufficialmente, a favore di telecamere, il trio è molto compatto ed unito. Tutti dicono di sostenere Salvini ma intanto passano il loro tempo ad affilare i loro lunghi coltelli. Giorgia Meloni si è legata al dito il tradimento del tycoon lombardo con i grillini che lo ha portato a governare per un anno nella coalizione giallo-verde mentre lei rimaneva al palo dopo qualche promessa ministeriale. Silvio Berlusconi idem. Ma essendo in fondo un democristiano, l’ex cavaliere nelle vendette è molto più raffinato al contrario della sua più giovane partner.

Berlusconi sta cucinando Salvini a fuoco lento e sembra divertirsi pure parecchio nel farlo. Silvio, forte dei suoi trascorsi al nazareno, ha sempre avuto un personale rapporto privilegiato con Matteo Renzi in cui si è rispecchiato e di cui ammira quel populismo sociale immerso nell’alveo di un cattolicesimo sempre rivendicato in quel di Arcore. Al contrario, Salvini non è stato mai ben visto, nonostante la sua ostentata fede milanista. Troppo irruento e soprattutto poco rispettoso di quella gerarchia naturale il cui abc è stampato a lettere di fuoco nei manuali Mediaset ancor prima che in quelli della politica. E poi B. ha sempre avuto un debole per il senatur, quell’Umberto Bossi con cui si vedeva costantemente in villa e che tra alti e bassi considera un amico. Ed ecco perché ora il capitano rischia molto.

Berlusconi, sadicamente, non lo uccide, ma lo ferisce con piccole coltellate che lo indeboliscono sempre di più, un po’ come il torero con il toro. Ha fatto sapere che lui e i suoi sono pronti a “dialogare” con la maggioranza al Senato dove i numeri sono risicati. Naturalmente l’ex cavaliere in cambio vuole giocare un ruolo istituzionale e qualche giorno fa è girato il nome di Renato Brunetta come presidente di una commissione parlamentare per gestire il Recovery Fund. Poi ufficialmente, solo qualche ora dopo, si indigna con moroteico sadismo, sul trattamento deciso dal Senato al suo “caro” alleato e cioè il via libera al suo processo per la vicenda della Open Arms. E seppure non sono più i tempi del Bunga Bunga vuoi per l’età che per il virus c’è da scommettere che ad Arcore si sia festeggiato a champagne per il suo rinvio a giudizio perché questo significa la fine politica di Salvini.

Infatti prima di uscirne nel bene o nel male, come lo stesso B. sa benissimo, passeranno anni ed anni e sul capo del padano penderà sempre una spada di Damocle che ne limiterà, se non impedirà completamente, la libertà d’azione. Questo, in pratica, vuol dire che Berlusconi si è finalmente liberato del suo più temibile concorrente e che da ora il centro-destra andrà sempre più pensato in termini di algebra politica come un binomio più che un trinomio. La Meloni e lui dovranno necessariamente mettersi d’accordo. Lepido non c’è più, restano Augusto ed Antonio a contendersi il potere. Tutta un’altra storia. Salvini ha giocato ed ha perso. Troppo audace quando doveva frenarsi e troppo temporeggiatore quando doveva osare. Così il sole padano sta tramontando su quell’Italia che aveva sognato di comandare.