Silvio per una volta fa il pompiere

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di Fausto Cirillo

Aveva un bel sostenere ieri mattina Deborah Bergamini, responsabile della comunicazione di Forza Italia, che «si sta facendo tanto rumore per nulla: chi vuole dipingerci come un movimento ‘agitato’ o ‘immobilizzato’ ben presto dovrà ricredersi. Il Presidente Berlusconi è concentrato sulle prossime elezioni europee e sta lavorando ad un programma e a delle liste di ottima qualità». E aveva un bell’aggiungere il capogruppo dei deputati Renato Brunetta che «noi puntiamo al 30%. Stiano tutti tranquilli che il brand Berlusconi ci sarà nel simbolo e troverà il modo di fare campagna elettorale, tanta campagna elettorale, qualunque saranno le misure di limitazioni della libertà personale alle quali verrà sottoposto. I nomi sono un fatto tecnico secondario. Il dibattito su chi mettere come capolista è legittimo ma l’importante è fare liste fortissime». Si trattava con tutta evidenza di frasi di circostanza, autoconsolatorie e che tradivano nella loro vaghezza lo stato di spaesamento in corso nelle truppe berlusconiane. L’appuntamento elettorale delle europee sta avvicinandosi per Forza Italia con le sembianze di un trauma non più rinviabile: per la prima volta i colonnelli saranno infatti costretti a correre senza il loro leader, che sempre ha supplito alle loro carenze con i suoi voti, i suoi soldi e il suo carisma. Costringendo così un intero partito a reinventarsi una strategia e un futuro, soprattutto se alla fine arriverà terzo dietro al Pd e al Movimento 5 Stelle. Lo ammetteva con brutale chiarezza Renata Polverini: «Berlusconi intervenga o andiamo a sbattere: ci giochiamo il futuro». Vero, verissimo. Chi in queste settimane ha avuto modo di avvicinare l’ex presidente del Consiglio ha dovuto constatare come i suoi pensieri siano (comprensibilmente) ossessionati dalla data fatidica del 10 aprile, quando i giudici del tribunale di sorveglianza di Milano decideranno la pena da infliggergli a seguito della condanna sul caso Mediaset. E soprattutto come in questi giorni il leader non nasconda il suo crescente fastidio nei confronti di un partito che vive ormai come un impiccio.

Una Pascale di troppo
I virgolettati stampati su certi giornali, si sa, vanno presi con beneficio d’inventario. Ma l’assenza di qualsivoglia smentita del giorno dopo ai presunti desiderata della fidanzata ufficiale Francesca Pascale («Candidarmi alle europee mi piacerebbe, perché no?») confermano implicitamente la profonda spaccatura in atto tra l’inner circle di palazzo Grazioli e quello che resta del gruppo dirigente di Forza Italia. Inutile girarci intorno: l’eventuale scelta di mettere in lista la Pascale, trasformandola di fatto nell’unica vera novità mediatica in campo azzurro, avrebbe un effetto devastante in un partito già in forte crisi organizzativa e di consensi. E apparirebbe come l’annuncio implicito di una fase nuova e dramamtica: quella in cui a fare e a disfare le liste sono i famigli  del leader, non coloro che hanno condiviso con lui vent’anni di battaglie e un abortito tentativo di rivoluzione liberale.

Appello all’unità
La situazione ieri era giunta così a un punto talmente critico da costringere lo stesso Berlusconi a strigliare tutti i suoi gregari, arcistufo di assistere a divisioni e a pericolose faide personali. Pochi minuti dell’inizio di un vertice ad Arcore (nel quale ha finalmente nominato i membri dell’ufficio di presidenza del partito), è stata diramata una sua nota nella quale smentiva «scenari inverosimili, alimentati anche da talune lunari dichiarazioni che non corrispondono minimamente né alla realtà del nostro movimento». Ma soprattutto auspicava «che tutti all’interno del nostro movimento politico ben comprendano la gravità del momento, la crisi di fiducia che investe la politica tutta, e l’esigenza di rinnovarci che viene chiesta con forza dal Paese. Uno sforzo che dobbiamo affrontare tutti insieme mettendo da parte interessi personali, ambizioni individuali e la difesa di rendite di posizione assolutamente incompatibili con questo percorso». E infine: «Sono certo che tutta la nostra classe dirigente saprà fare quadrato per respingere ogni egoismo e per costruire insieme la Forza Italia del futuro». Le prossime ore ci diranno quanto il suo appello sarà stato ascoltato.

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