Sindaci sul piede di guerra col Governo

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Di Sergio Castelli

Non si può certo dire che il premier Matteo Renzi non sia convinto di se stesso e dei suoi mezzi. E allora sferzante della marea di emendamenti presentati dalle opposizioni, e non solo, ieri ha annunciato che nel giro di massimo 15 giorni la riforma del Senato vedrà la luce. Sono 7.850 gli emendamenti presentati, la maggior parte a firma Sel, e su cui Palazzo Madama inizierà a votare da lunedì mattina. Nel mirino dei contestatori l’elettività dei senatori e l’indennità ai parlamentari, ma anche alcuni punti riguardanti i bilanci dello Stato. Secondo Paolo Romani di Forza Italia il mare magnum di emendamenti presentati da Sel sarebbero una “vendetta” nei confronti di Renzi che “li ha sfasciati”. Ma non c’è solo Sel, non sembra proprio agevole riuscire a convincere i dissidenti del Partito democratico stesso e quelli di Forza Italia.

Il no dei sindaci
Ad alzare il tiro contro la riforma del governo il presidente dell’Anci Piero Fassino. Il nuovo Senato così come prospettato non è affatto gradito ai sindaci. “In Italia ci sono 8mila comuni, sono pochi solo 21 sindaci nel disegno di Palazzo Madama”. Ma per Fassino non è ottimale nemmeno la modalità di elezione: “Il metodo di elezione dei 21 sindaci che diventano senatori affidato ai Consigli regionali, non è corretto: la nostra fonte di legittimazione deve arrivare dagli amministratori locali, non dai Consigli regionali”.

Fuoco incrociato sulla Boschi
A chi ha ipotizzato il contingentamento dei tempi per illustrare gli emendamenti (uno strumento previsto dal regolamento del Senato) e la ghigliottina ha risposto il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda dicendosi abbastanza convinto che niente di tutto ciò sarà necessario. Staremo a vedere. La verità è che l’ipotesi contingentamento resta sul tavolo perchè può sempre essere applicato durante la discussione al Senato. Con i tempi stretti anche i sostenitori della riforma, il co-relatore Roberto Calderoli e il senatore azzurro Donato Bruno hanno chiesto al Presidente del Senato Pietro Grasso di allungare di qualche ora i tempi per l’inizio delle votazioni (fissato lunedì alle 16). In ogni caso sembra quasi inevitabile che al testo saranno apportate delle modifiche. E al centro delle critiche è finito il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi accusata dalle opposizioni di essere poco presente in Aula ad ascoltare le proposte di modifica presentate. “La mancanza di rispetto della Boschi è imbarazzante”, afferma Gian Marco Centinaio, capogruppo della Lega Nord al Senato, “non si fa nemmeno vedere in aula e non ascolta le proposte dell’opposizione anche quando queste vanno nella direzione di discutere di quelle che loro stessi definiscono priorità per il Paese come la competitività, la cultura e il turismo”. Ma intanto da più parti arriva l’invito a far presto con le Riforme. L’intenzione è quella di chiudere prima delle vacanze di agosto. “Chiuderemo entro la pausa estiva sulle riforme”, parola di Gaetano Quagliariello del Nuovo Centrodestra. E le intenzioni sono ribadite anche da altri esponenti del suo partito. L’impegno è chiaro e lo ha rimarcato anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio: “Per le riforme è in ritardo il Paese, non il governo. Occorre dare una grossa accelerata”. Queste le intenzioni, ma dall’opposizione annunciano battaglia. E con tutti quegli emendamenti il timing tracciato dal governo inizia a scricchiolare. Salvo colpi di gas dell’ultimo minuto. Non resta che aspettare.