Sindaco commissariato per mafia. Ma è già ricandidato al bis. Il caso del Comune di Cerignola in mano ai clan. Metta incandidabile, ora però spera nella Cassazione

Franco Metta
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Accusato di inquietanti rapporti con i clan foggiani e con una consiliatura alle spalle conclusasi due anni fa con il commissariamento del consiglio comunale per mafia, nonostante per lui sia stata dichiarata l’incandidabilità, l’ex sindaco di Cerignola non si arrende. Facendo ricorso in Cassazione contro il provvedimento che lo tiene fuori dalla competizione elettorale, Franco Metta (nella foto) si è ricandidato e sta lottando per farsi largo tra altri sei aspiranti sindaci nel popoloso Comune pugliese. L’ex primo cittadino vuole tornare alla guida di Cerignola, il centro della valle dell’Ofanto che è anche il più esteso della regione e di tutta l’Italia meridionale.

IL CASO. Metta è sostenuto da tre delle 24 liste in lizza: L’Altra Italia, Metta Sindaco e Cerignola è ora. Per aggirare la norma è stato sufficiente appunto all’ex sindaco impugnare davanti alla Suprema Corte il provvedimento con cui la Corte d’Appello di Bari lo ha dichiarato incandidabile. A restare fuori dalla stanza dei bottoni per due turni elettorali, come previsto dalla legge sullo scioglimento dei consigli comunali per mafia, lui non ci pensa proprio. La commissione d’accesso inviata a Cerignola dal Viminale ha battuto su “assidui rapporti” tra l’allora primo cittadino “ed esponenti di rilievo della criminalità locale”, sul particolare che Metta celebrò il matrimonio “di un pluripregiudicato per poi partecipare al ricevimento nuziale, alla presenza di numerosi esponenti della criminalità, con reati anche di tipo associativo, condividendo immagini sui social network”, su una serie affidamenti e “frequentazioni e cointeressenze” tra amministratori ed esponenti della criminalità organizzata.

Un quadro inquietante in un territorio aggredito dalle mafie foggiane, in primis dal clan Piarulli-Ferraro. Fortemente critico verso la decisione di Metta di ricandidarsi è Marco Pellegrini, capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione parlamentare antimafia. Il senatore pentastellato ha ricordato le parole del procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, secondo cui le attività criminose messe in atto dalle mafie foggiane costituiscono un’emergenza nazionale, e che lo stesso allarme è stato dato dalla Dia nell’ultima relazione semestrale al Parlamento.

“In un contesto del genere – ha detto – la politica locale dovrebbe fare la propria parte e cercare di evitare quantomeno infiltrazioni o condizionamenti delle amministrazioni comunali da parte delle mafie. A Cerignola si assiste alla incredibile candidatura di Metta, ossia del sindaco uscente dello stesso Comune che torna al voto dopo lo scioglimento per mafia”.

Pellegrini ha quindi sottolineato che l’ex sindaco è stato riconosciuto incandidabile per l’attuale tornata elettorale dalla Corte d’Appello di Bari, seppure con sentenza non ancora passata in giudicato, in quanto a giudizio della Corte “emergono elementi concreti, univoci e rilevanti che confermano chiaramente la presenza all’interno dell’apparato burocratico e amministrativo del Comune di Cerignola, di persone legate da vincoli di parentela, affinità e frequentazione con noti esponenti di spicco della criminalità mafiosa locale, nonché vincoli tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi e da compromettere il buon andamento e imparzialità dell’amministrazione comunale”. Per l’esponente 5S, “ragioni di opportunità e il rispetto dello spirito della Costituzione avrebbero dovuto indurre il Metta ad astenersi dal candidarsi”.