Siri non si arrende e aspetta i pm. Ma il pressing dei Cinque stelle prosegue. Il braccio destro di Salvini sarà interrogato la prossima settimana

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Il Carroccio ostenta sicurezza ma l’inchiesta sull’eolico in Sicilia, in cui è indagato per corruzione il sottosegretario leghista Armando Siri, crea nuovi grattacapi al partito di via Bellerio. Così mentre prosegue l’inchiesta delle Procure di Roma e Palermo, con il suo difensore che ieri si è incontrato per la prima volta con i titolari del procedimento, parallelamente va in scena anche il pressing del Movimento 5 Stelle che continua a chiedere le dimissioni del braccio destro di Matteo Salvini.

Del resto l’accusa è di quelle che levano il sonno e su cui da sempre i grillini si battono tanto che, proprio in questa legislatura, hanno varato il cosiddetto spazzacorrotti. Insomma il caso Siri si muove su un doppio binario, quello giudiziario e quello politico. Parlando del primo dei due fronti, non più tardi di 24 ore fa il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pubblico ministero Mario Palazzi hanno ricevuto l’avvocato Fabio Pinelli, difensore di Siri, e l’avvocato Gaetano Scalise, rappresentante dell’altro indagato per corruzione Paolo Arata.

Quindici minuti scarsi con cui le parti, di comune accordo, hanno buttato giù una sorta di road map dell’attività istruttoria che dopo il primo maggio prenderà slancio. Proprio per questo i due legali hanno chiesto, per conto dei loro assistiti, di poter essere sentiti così che possano spiegare le proprie verità. Pur non essendo stata ancora individuata una data utile, anche se si cercherà di concentrare le due audizioni nel corso della prossima settimana, tra le parti c’è l’accordo sul fatto che il primo ad essere ricevuto dai pm sarà l’imprenditore Arata ossia l’uomo accusato di aver dato o quantomeno promesso una mazzetta da 30mila euro nei confronti di Siri.

Successivamente toccherà al sottosegretario leghista che, sempre secondo la Procura, in cambio del denaro avrebbe messo a disposizione le sue funzioni di senatore e sottosegretario per riuscire a forzare la mano su alcuni emendamenti, poi non andati a buon fine, in materia di incentivi per il cosiddetto minieolico. Sempre sul versante giudiziario, il 3 maggio ci sarà l’udienza davanti ai giudici del Riesame in cui verrà analizzata la richiesta di restituzione di smartphone e computer sequestrati ad Arata. Un’udienza a cui l’avvocato Scalise ha manifestato l’intenzione di rinunciare perché “nelle prossime ore acquisiremo gli atti depositati dalla Procura” su cui verrà costruita la strategia difensiva.

Non meno intricata è la vicenda sul fronte politico che rischia letteralmente di far deragliare il Governo gialloverde. Si attende la decisione che il premier Giuseppe Conte intenderà assumere, dopo aver incontrato ieri sera Siri. Il sottosegretario ha più volte ribadito di non avere nessuna intenzione di dimettersi. Il tutto mentre da giorni prosegue il pressing del vicepremier Luigi Di Maio che ieri, parlando dell’ideologo della flat tax, ha sottolineato: “L’autosospensione è un istituto che non esiste, esistono le dimissioni o stare in carica. Se Siri risulterà prosciolto e vorrà tornare, sarò il primo a dire che può farlo”. Poi il vertice di M5S ha puntualizzato che “La Lega deve comprendere che, sebbene loro non abbiano questa sensibilità sul tema corruzione, noi l’abbiamo e dobbiamo difendere le istituzioni”.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

La politica che ama il Medioevo

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