Siria inerme contro i jihadisti. E l’Isis spadroneggia a Palmira. Ora i tagliagole controllano più di metà Paese

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Inutile girarci intorno. Era prevedibile che, nel giro di pochi giorni, l’Isis avrebbe conquistato Palmira. E così è stato. Il premier siriano Assad ha incassato una nuova sconfitta. L’ennesima prova della fragilità del suo regime. Una debacle dovuta ad un problema di vecchia data del leader siriano, ossia la mancanza di uomini. Il regime sta perdendo combattenti, a un tasso piuttosto alto, e non riesce a rimpiazzarli alla stessa maniera. La conseguenza è che il governo sta diventando sempre più dipendente dai suoi alleati, in primo luogo dall’Iran e da Hezbollah, gli unici a poter fornire soldati in modo da colmare questo gap. Ma, nonostante ciò, i jihadisti spadroneggiano a Palmira.

LE CAUSE
Una città caduta in pochi giorni per tanti motivi. Palmira ha due città, quella archeologica, che è molto distesa e si affacia su un enorme oasi da cui l’Isis aveva tentato di entrare la prima volta quattro giorni fa, e quella nuova, abitata da varie tribù, che ha tanti ingressi ed era difficile controllarla. Infatti, l’Isis è riuscita nell’intento quando ha cambiato tattica ed è penetrata dalla città nuova trovando l’appoggio di alcune tribù pro-Isis. Ieri l’aviazione siriana ha cercato di reagire, ma le bombe non hanno scalfito minimamente i tagliagole, che ormai controllano più di mezza Siria.

MONUMENTI IN PERICOLO
Al contrario, gli ordigni hanno distrutto qualche monumento della città. Insomma, i tagliagole hanno Palmira in pieno. Una conquista cominciata prima prendendo il controllo di alcuni quartieri, e poi occupando la base militare dell’aeronautica. Infine, i jihadisti hanno raggiunto il famigerato carcere cittadino, ritenuto tra i peggiori al mondo per il trattamento dei prigionieri. La presa della città mette in pericolo anche un’area archeologica di valore incommensurabile, ora esposta agli attacchi degli islamisti. Molte statue sono state portate in salvo, proprio per evitare che finissero sul mercato nero o distrutte dal sedicente Stato islamico. Ma il lungo colonnato, che è forse il profilo più noto di Palmira, è sotto il controllo dei jihadisti.

VALORE STRATEGICO
Se la situazione è preoccupante per la sorte dei resti, lo è ancora di più per il valore strategico della città. Controllarla significa avere la strada libera verso aree sotto il controllo del governo, da Homs alla capitale, Damasco. Inoltre a Palmira ci sono tanti giacimenti di petrolio e di gas e c’è anche la miniera piu grande di fosfato. E poi c’è la famosa prigione dove ci sono detenuti numerosi islamisti filo Al Qaeda. E solo una settimana fa, l’Isis ha potuto prendere una cittadina di nome Al-Sukhnah che si trova sulla strada tra Raqqa e Palmira, una cittadina pro Isis e sempre stata filo Al Qaeda. Da questo paese, sono partiti in tanti per andare a fare la guerra santa in Iraq con gli americani. Quindi Al-Sukhnah è diventata una base per l’Isis.