Sistema Sesto, ancora più buio. L’accesso agli atti viene negato

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di Alessandro Barcella

Per alcuni è una vittima del sistema corruzione, obbligato a pagare per tutelare i propri dipendenti. Per altri un meccanismo consapevole di quell’ingranaggio, il grande finanziatore del Pd di Sesto San Giovanni e dell’ ex Presidente della Provincia di Milano Filippo Penati. Piero di Caterina, imprenditore nel trasporto pubblico locale, è oggi coinvolto nell’inchiesta della Procura di Monza sul cosiddetto “Sistema-Sesto”.

Dice di aver incontrato la corruzione nel lontano ‘74. Perché ha atteso così tanto per denunciare?
Ho capito subito che esisteva un problema di corruzione, ma purtroppo chi lavora col pubblico deve crearsi delle tutele, brutalmente una sorta di “protettori”. Per poter scendere dal treno in corsa occorreva innanzitutto che questo treno rallentasse e che si arrivasse poi ad una stazione, che è quella della Magistratura. Andare a denunciare è difficilissimo: a buttare all’aria il tavolo si fa presto, ma poi bisogna considerare anche le centinaia di famiglie che dipendono da te.

Una legge nazionale sulla corruzione ritiene non abbia cambiato lo stato delle cose?
Assolutamente no. Per cambiare davvero occorre agire sulla trasparenza dell’accesso agli atti pubblici. Occorre poter consultare anche le determine dirigenziali e non solo quella parte di documento che è pubblica e per legge consultabile. Da tempo sto cercando di avere accesso, attraverso gli uffici di Cinisello Balsamo e Sesto San Giovanni, ai documenti relativi ad un accordo successivo alla soppressione di alcune linee di trasporto, prima servite dai miei autobus. Io ritengo che in realtà il servizio non sia stato soppresso, come dichiarato, ma riorganizzato ed affidato all’azienda di trasporto pubblico milanese. Cosa rispondono gli uffici? “Indicami quali documenti vuoi vedere”. Ma è palese che se non sono resi pubblici io non so esattamente cosa posso vedere.

La sua tesi è che chi è in rapporti forti, quasi intimi, con la politica, tiene lontani tutti gli altri.
Assolutamente si: il mercato è alterato dal crimine, e gli spazi si mantengono facendosi proteggere da chi il crimine lo tiene lontano da te o da chi ti fa entrare nell’ambiente. Non voglio però presentarmi come liberatore della città assediata: ho fatto anche io qualcosa, ma la mia partita con la corruzione l’ho giocata sempre col braccio di ferro.

Il 2015 sarà l’anno di Expo: come garantire, a suo avviso, l’assenza di corruzione?
Con la trasparenza. Tutti dovrebbero poter guardare nei suoi atti: le aziende escluse, i politici onesti e anche gli stessi semplici cittadini.
Ognuno di noi ha perso la sensibilità nel ricordare che ogni cosa pubblica è cosa di tutti e di ciascuno. Pensiamo poi, al di là dell’evento Expo, alla questione delle bonifiche: se siamo amici spendi 0,30, altrimenti per l’imprenditore “nemico” il costo è di 3 euro.

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