Slot machine, nuovo far west

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di Clemente Pistilli 

Indagini, accuse, maxi condanne. Quando si parla dei signori del gioco sembra proprio che sia tutto inutile. Loro vanno avanti con i propri affari e lo Stato si gira dall’altra parte. Mai un cambiamento di rotta. Il risultato? Nelle casse del Ministero dell’economia e finanze continua ad entrare solo quanto alla fine decidono le società concessionarie, visto che sono loro a dichiarare quanto hanno incassato e i controlli sul volume del business sono quasi impossibili. Un collegamento perfetto tra le slot e il Mef ancora non c’è. Dalle parti di via XX settembre si devono fidare degli incassi dichiarati dalle varie società. A non mollare è solo la Corte dei Conti, che dopo la stangata del 2012 è tornata ad aprire un’inchiesta sulle macchinette mangiasoldi e si prepara a fare le pulci anche a chi incassa milioni con le giocate tramite internet.

Il precedente

La nota indagine sulle slot portò gli inquirenti contabili a stabilire che larga parte degli apparecchi non erano collegati al cervellone della Sogei, società di servizi del Mef, e per lo Stato diventava così arduo ricostruire il volume delle giocate. Senza collegamento nessun controllo sugli incassi fatti con la singola macchinetta. La Procura del Lazio ritenne che larga parte degli incassi erano stati nascosti all’erario, che aveva così perso la sua percentuale. Tradotto in denaro contante, venne stimato un danno erariale di 98 miliardi di euro. Dieci concessionarie finirono a giudizio e, nel 2012, i giudici contabili del Lazio emisero condanne per un totale di due miliardi e mezzo. Una bella cifra comunque. Ma, si sa, lo Stato con il gioco non fa mai jackpot. Ecco così che, visto che facendo appello contro una sentenza della Corte dei Conti si può chiedere la cosiddetta definizione agevolata del giudizio, una sorta di patteggiamento, pagando tra il 10% e il 30% della somma da risarcire, la Sisal, Snai, Gamenet, Cogetech, Cirsa e Lottomatica non si sono lasciate sfuggire l’occasione. Alle sei società, dieci giorni fa, i giudici contabili d’appello hanno accordato il patteggiamento facendo pagare loro un totale di 348 milioni. Stessa richiesta di definizione agevolata è stata fatta anche da Hbg e da definire realmente restano così solo gli appelli proposti da Atlantis B-Plus, società che fa capo all’ex latitante Francesco Corallo, Videolot Rete e Gmatica.

Altri accertamenti

La stangata, anche se da 98 miliardi è finita con qualche centinaio di milioni, non sembra comunque essere servita a far cambiare le regole sul fronte del gioco. Il collegamento tra le slot e l’erario non è diretto e lo Stato deve così continuare a fidarsi degli incassi dichiarati dalle concessionarie. Un particolare emerso ieri mattina, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei Conti del Lazio, che proprio su tale fronte ha aperto una seconda inchiesta, per verificare quanto accaduto dopo la prima indagine. Ad un primo esame i magistrati hanno infatti verificato che poco è cambiato e quella che potrebbe essere una grande occasione per il Mef di fare cassa viene ignorata. Tanto il Governo quanto i Monopoli, che gestiscono il gioco, non sembrano molto preoccupati di tale situazione. Senza contare che del tutto fuori controllo è poi il settore delle giocate fatte tramite internet, sulle quali sempre gli inquirenti contabili si stanno preparando ad accendere un faro.

Conti oscuri

Altra piaga, restando sempre nell’ambito di azzardopoli, è poi quella dei conti. Le concessionarie sono tenute a presentare la contabilità, altro strumento con cui il Ministero può verificare quanto incassano i signori del gioco. Niente da fare. Ultimati gli accertamenti su tale contabilità, relativa agli esercizi 2004-2009, la Corte dei Conti si è trovata nell’impossibilità di effettuare qualsiasi tipo di controllo. I dati forniti sono, come specificato dal presidente della sezione giurisdizionale del Lazio, Ivan De Musso, incerti e non attendibili. Stessa situazione per la contabilità degli anni successivi, tanto che i giudici hanno trasmesso tutto il carteggio al procuratore Angelo Raffaele De Dominicis, per eventuali provvedimenti. E identica è la situazione sul fronte delle scommesse sportive. Nessuna certezza sugli incassi, ma certe le perdite per lo Stato.

Dalla sala giochi all’usura il passo è sempre più breve

di Antonello Di Lella

“Il gioco d’azzardo può creare dipendenza”, ricordano le locandine nelle sale scommesse e nei tabacchi. Ma non basta, perché i rischi vanno ben oltre: dal sovraindebitamento, al riciclaggio di denaro sporco, senza dimenticare l’esplosione di fenomeni di usura e in alcuni casi concatenati anche alla droga. Il quadro disarmante viene fuori dalla ricerca sulle “dimensioni del gioco legale e illegale nelle province italiane e l’usura collegata” realizzato dalla Consulta nazionale antiusura. L’indagine fa riferimento all’esperienza di oltre 30 mila famiglie ascoltate in 20 anni che dimostrano come il binomio gioco-usura sia sempre più collegato. E almeno 15 mila sono le famiglie che ora sono assistite grazie al fondo antiusura. L’usura ha tante cause, tra le principali e ricorrenti c’è l’azzardo”, ha denunciato don Alberto D’Urso presidente della Findazione Antiusura, “la raccolta del comparto giochi è aumentata del 220% con rischi di dipendenze comportamentali per le persone vulnerabili e gravi problematiche sociali e finanziarie”.

Le mani della malavita

Negli ultimi vent’anni il consumo di gioco d’azzardo ha subito una vera e propria esplosione passando da 7 miliardi di euro nel 1994 a oltre 90 nel 2013. Si tratta del 10% della spesa complessiva delle famiglie. E sono questi i dati soltanto relativi al gioco legale. Vi è infatti una quota che non risulta in tutti quei casi dove sono stati alterati i meccanismi del gioco autorizzato: le cronache sono piene di episodi relativi alla disconnessione-manomissione delle slot machine e delle video lottery, oltre alla stampa e vendita di tagliandi falsificati delle lotterie istantanee. Vi è poi quel gioco che si svolge in totale clandestinità. L’offerta è però troppo capillare per poter essere controllata, come evidenziato nel luglio 2011 nella relazione della Commissione Antimafia. La relazione evidenzia, inoltre, le mani delle organizzazioni criminali in quello che è un business enorme attraverso l’accaparramento diretto delle concessioni o indirettamente con l’imposizione della protezione estorsiva ai gestori. La Consulta nazionale antiusura denuncia, ancora, casi di manipolazione delle procedure amministrative per il rilascio delle autorizzazioni e mette in evidenza un prelievo illegale del reddito da parte della criminalità che nasce dalla sinergia legale-illegale.

Città a rischio

E’ Pavia la città dove si gioca di più secondo lo studio a cura della Consulta nazionale antiusura e della fondazione “San Nicola e Santi Medici” di Bari (che gestisce anche un fondo di solidarietà antiusura). L’analisi mette in evidenza il consumo di gioco d’azzardo in rapporto al Pil, ovvero quanto del reddito disponibile viene indirizzato al gambling. A seguire nella speciale graduatoria vi sono Teramo, Caserta e Napoli. Si gioca di meno, invece, a Padova, Cuneo e Bolzano. L’esplosione del fenomeno sarebbe anche da addebitare alla forte spinta promozionale, sui media e sulla cartellonistica pubblicitaria all’interno delle città. La dettagliata analisi evidenzia che i giocatori italiani dedicano la maggior parte del loro tempo a new slot e video lottery: in totale ogni anno in Italia si registrano 49 miliardi di operazioni di gioco. Con un “divertimento” davvero molto basso, dal momento che la singola giocata può variare da una durata minima di 6 secondi a una massima di tre minuti. Lotto, scommesse e superenalotto sono le giocate che richiedono più tempo agli scommettitori. Mentre per le tradizionali slot machine basta un attimo, una semplice pigiata del pulsante, per scoprire subito dopo se la dea bendata ha deciso di sorridere o meno allo scommettitore.

Boom di giocate ma l’erario guadagna sempre meno

Da qualche anno non sorride più nemmeno l’Erario. I dati riportati nella ricerca “le dimensioni del gioco legale e illegale nelle province italiane e l’usura collegata” evidenziano fino al 2010 una crescita costante del consumo e di pari passo anche delle entrate per il Fisco e i guadagni per la filiera (concessionari-gestori). Il trend, però, da qualche anno ha subito un’inversione di tendenza. Se il consumo continua a crescere senza sosta, si è passati dai 19 miliardi del 2001 agli 88,5 del 2012, non è affatto così per le entrate erariali che hanno toccato il punto più alto con i 9 miliardi del 2010, ma che sono scese a 8,6 miliardi nel 2011 e a 8,4 miliardi nel 2012 (nonostante la crescita delle giocate). Tutto ciò grazie a una tassazione complessiva sempre più bassa. Tant’è che dal 2012 sono diminuite anche le entrate per concessionarie e gestori. I nuovi giochi introdotti, infatti, hanno una tassazione più bassa e una maggiore quota destinata alle vincite. Sempre più scommettitori disposti a tutto. La colonna destinata al consumo pro capite è per certi versi allarmante. Dai 336 euro scommessi da una persona in un anno nel 2001 si è arrivati al 2012 con una spesa di 1.475 euro per ogni giocatore. Le dimensioni del gambling italiano stanno assumendo un carattere sempre più enorme. E le offerte presenti sul mercato sono sempre maggiori. Nel piccolo, è sufficiente dare un’occhiata alle sale scommesse e videolottery, che spuntano sempre più come funghi, per avere una percezione del fenomeno. Sempre più piene di gente in cerca di fortuna e di un sogno. Il dado è tratto.