Smettiamola di giocare alla guerra

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Di Gaetano Pedullà

Oggi il premier andrà in Iraq a regalare un po’ di vecchie armi italiane all’esercito di Bagdad e ai peshmerga in guerra con i jihadisti. In Italia lascerà un’altra battaglia, quella che i Cinque Stelle daranno nelle commissione Affari esteri di Camera e Senato riunite, proprio per impedire questa consegna agli iracheni. Le armi in realtà sono di fabbricazione sovietica, sequestrate nel 1994 nei Balcani, ma nei piani del Governo fanno gioco per mostrare a un’Europa immobile che noi almeno qualcosa stiamo facendo per bloccare la barbarie delle milizie mussulmane. La solita mossa di facciata, dunque, proprio mentre sul fronte della nostra dotazione militare i tragici fatti di ieri ci costringono a prendere atto della verità: non abbiamo i mezzi per giocare alla guerra. Ora saranno le inchieste a stabilire se la collisione in volo nei pressi di Ascoli è accaduta per l’errore di un pilota o per un’avaria tecnica. Fatto sta che lo stato maggiore della nostra aviazione sostiene da tempo la necessità di comprare i nuovi F-35 per sostituire gli aerei con più ore di volo destinati – lo dicono i nostri generali – a diventare pericolosi. Nelle attuali condizioni di bilancio acquistare i nuovi caccia però è folle. Possiamo fare allora solo due cose: bleffare, spostando il nostro arsenale da una parte all’altra del Paese come faceva Mussolini per mostrare al mondo muscoli che non avevamo, oppure accettare il principio di realtà e riconoscere che le nostre armi sono spuntate e si può ottenere di più con la diplomazia. A patto di investirci davvero, per non trovarci con altri disastri come quello dei Marò.

L'editoriale
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