Smontata la Fake news del regalo ai Benetton. L’ingresso dello Stato non porta un euro ad Atlantia. Titolo giù del 5,2%

di Antonio Acerbis
Politica

Dopo il boom in Borsa di mercoledì, ieri il titolo di Atlantia ha chiuso in calo del 5,2% a 13,73 euro: nella seduta sono passate di mano 7,5 milioni di azioni, contro gli oltre 17 milioni della giornata precedente. I festeggiamenti dei mercati, su cui ha polemizzato Matteo Salvini, paiono volgere al termine. L’ingresso di Cassa depositi e prestiti in Autostrade, da prime stime, costerà allo Stato – attaccano le opposizioni – tra i 3 e i 4 miliardi. Ovvero sarà lo Stato a creare le condizioni perché la famiglia Benetton venga pagata per uscire.

“Ma non è così – replica il ministro degli Esteri Luigi Di Maio – perché l’uscita avviene con aumento di capitale dedicato a Cassa depositi e prestiti. E Cdp mette i soldi in Autostrade, non li dà ad Atlantia. Non compra nulla da Atlantia e allo stesso tempo Autostrade per l’Italia firma un impegno a non distribuire i dividendi. Inoltre la famiglia Benetton dovrà pagare un cospicuo risarcimento, fissato a 3,4 miliardi di euro”.

Difficile pensare poi che venga con tale operazione messo a rischio il capitale di risparmio degli italiani: “Basta guardare l’Ebitda di Aspi degli ultimi dieci anni per rendersi conto che è un po’ complesso pensare di perderci in quel business”, argomenta il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. “Chiariamo che in quest’operazione Atlantia non prenderà un soldo pubblico, non è vero che è un grande affare per i Benetton”, insiste il viceministro al Mise, Stefano Buffagni.

“C’è ancora una trattativa in corso, ci sono dettagli in discussione che fanno molta differenza. Si tratta – spiega – di un’operazione strutturata con un aumento di capitale perché Cdp ha crediti verso Aspi e verso Atlantia, stiamo parlando di miliardi e quindi si fa una trasformazione in capitale”. Poi c’è un aumento di capitale “anche di liquidità per sostenere gli investimenti, poi vendita a istituzionali di una parte della quota, poi si vedrà lo stato di fatto e si procederà con l’uscita progressiva dei Benetton”.

Secondo il sottosegretario al Mit Salvatore Margiotta (Pd) “dire che alla fine pagheranno i contribuenti non mi sembra la giusta interpretazione. In questo caso non vi è stata altra scelta che l’utilizzo di Cdp, non credo vi fosse migliore scelta e non credo proprio che i Benetton ci guadagneranno, tant’è che hanno provato fino all’ultimo a non accettare i termini dell’accordo e ora non mi sembra siano contenti”. In ballo ancora la definizione del valore di Aspi (che oscilla tra i 6 e i 10 miliardi e da cui dipende il valore dell’aumento di capitale di Cdp). A.A.