Social card col trucchetto elettorale. Prima delle prossime amministrative non arriverà nulla

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di Sergio Patti

Social caos. La carta che il Governo aveva annunciato come la punta avanzata della lotta alla povertà è una grandissima incognita. Nessuno sa come attivarla e soprattutto quando funzionerà. E dire che nell’ultima legge di stabilità risultano stanziati seicentomilioni di euro solo per il 2016; non proprio quattro spicci. Si tratta del fondo previsto dal comma 386 della Finanziaria, destinato in modo specifico alla social card. Anche lo spirito della norma è quanto mai condivisibile, li dove mette ordine sul tema delle indennità di disoccupazione, coordinandosi con la riforma del Jobs Act.

SPERIMENTAZIONE – Due i trattamenti principali previsti: l’assegno Asdi – di natura assistenziale – di cui da ieri l’Inps accetta le richieste, e l’assegno Naspi – di natura previdenziale – che in sostanza rappresenta la vecchia indennità di disoccupazione. Poi però c’è tutto il capitolo della social card, che in Italia è entrata in fase di sperimentazione già da qualche anno. La carta ordinaria, detta anche carta acquisti, prevede un sostegno alle persone più bisognose pari a 40 euro al mese, erogati dall’Inps. Con la stessa tessera si dovrebbe accedere a sconti e agevolazioni, secondo accordi che il Ministero del Lavoro ha sottoscritto con associazioni e grandi gruppi nazionali. Il condizionale è però d’obbligo perché la carta non è mai decollata. Secondo quanto sostengono alcuni patronati, tra i motivi ci sarebbe anche una certa ritrosia a esibire una carta che equivale a un certificato di povertà. Ciò nonostante, sempre nell’ultima legge di stabilità sono spuntate altre due carte: una per i disoccupati e un’altra per le famiglie. In entrambi i casi per ottenerle sono necessari molti requisiti, sintetizzabili in uno stato di quasi indigenza, oltre che ad aver perso il posto di lavoro nel caso della carta per i disoccupati. A differenza della social card di base, quest’ultima però promette erogazioni più significative: da un minimo di 231 a un massimo di 404 euro al mese. Non poco. Come fare ad ottenerla però non è ancora chiaro e su questo silenzio iniziano ad avanzare i sospetti più malevoli. “Vuoi vedere che le carte arriveranno esattamente prima delle prossime elezioni amministrative”, sostengono sempre gli stessi patronati, facendo intravedere uno scenario simile a quello che portò ai famosi 80 euro di rimborsi Irpef in concomitanza con le ultime elezioni europee. Allora l’effetto elettorale fu fortissimo, proprio come le proteste di chi definì gli 80 euro una mancia elettorale.

PARTE L’ASDI – Intanto per ora l’unico assegno a cui si può tentare di accedere è il cosiddetto Asdi, che può essere richiesto all’Inps da chi ha terminato di percepire il sussidio Naspi entro il 31 dicembre 2015 ed è ancora disoccupato, ha  almeno 55 anni, non ha maturato i requisiti per la pensione e ha un reddito Isee inferiore ai 5mila euro l’anno. La richiesta va inoltrata attraverso un apposito modulo disponibile sul sito dell’Inps. Successivamente sarà possibile recarsi presso la sede del Centro per l’Impiego territorialmente competente per sottoscrivere un “Progetto Personalizzato” che impegna il richiedente l’assegno a partecipare a corsi di formazione e orientamento e ad accettare adeguate proposte di lavoro. L’importo previsto equivale al 75% dell’ultimo assegno Naspi, ma non può superare i 448,52 euro.