Il ministro Carlo Nordio spieghi e Palazzo Chigi anche: è la richiesta dell’Associazione nazionale magistrati, dopo la visione integrale della puntata di Report di domenica scorsa sul software ECM che rende infiltrabili e controllabili i pc dei magistrati italiani. Il software, infatti, è in grado di accedere ai pc “generalmente chiedendo il permesso, ma che può essere tarato anche per entrare senza permesso” come ha dimostrato Report.
Anm: “Pesanti interrogativi sul software ECM”
Per il quale, il suo utilizzo, sarebbe avvenuto per volontà della Presidenza del Consiglio. Un’inchiesta, spiega l’Anm, che “porta pesanti interrogativi e desta grave preoccupazione. Emergono profili di criticità rilevanti rispetto alla sicurezza e alla riservatezza, rimasti finora senza alcuna significativa spiegazione”.
I magistrati dunque chiedono un chiarimento al ministro Nordio “e soprattutto un intervento immediato per garantire la necessaria segretezza di ogni indagine e delle attività di ogni giudice e pubblico ministero, impegnati nella tutela dei diritti di ciascun cittadino”. “E chiediamo altresì chiarezza in merito a quanto emerso rispetto al ruolo della Presidenza del Consiglio”, aggiunge l’Anm, “È fondamentale ci sia piena e totale trasparenza, e che ogni soggetto istituzionale la garantisca per quanto di sua competenza”.
Le rassicurazioni dell’Agenzia per la Cybersicurezza
E anche l’Agenzia per la Cybersicurezza ha atteso la messa in onda dell’inchiesta per rispondere alle pesantissime accuse. Ecm è presente nei computer delle procure italiane “è stato implementato nel 2019”, ammette l’Agenzia, ma “la funzionalità di controllo remoto è sempre rimasta disabilitata. Da quanto appreso da questa Agenzia, inoltre, la disabilitazione di tale funzione è stata verificata recentemente anche in occasione di una specifica richiesta rivolta in tal senso da un Ufficio giudiziario che ha sede nell’ambito di competenza nel Cisia di Milano”.
Inoltre, aggiunge l’Agenzia, “quanto ad un eventuale utilizzo improprio di permessi amministrativi da parte del personale tecnico del Ministero orientato all’impiego di tale sistema per l’accesso non autorizzato ai dispositivi gestiti, esso lascerebbe comunque traccia nei log di sistema”. Che per l’Agenzia “il Ministero ha l’obbligo di conservare almeno per 6 mesi”.
Le domande ancora senza risposta
Chiarimenti che però lasciano senza risposta più di una domanda: se come dice Agenzia “la funzionalità di controllo remoto è sempre rimasta disabilitata” nei pc dei magistrati, perché ECM è stato installato? E perché è stato implementato nel 2024? Perché il dirigente del ministero ha imputato la volontà della sua presenza nei computer alla Presidenza del Consiglio? E infine, perché quando Report ha chiesto i dati di accesso (i log) alla capo di gabinetto del ministro Nordio, Giusu Bartolozzi, questa ha rifiutato di renderli pubblici?