Software spia nei pc dei magistrati, Report pubblica la registrazione del dirigente della Giustizia: “La Presidenza del Consiglio ci dice di installarlo”

Nuove rivelazioni di Report: il software ECM nei pc dei magistrati non è stato rimosso per volontà della Presidenza del Consiglio

Software spia nei pc dei magistrati, Report pubblica la registrazione del dirigente della Giustizia: “La Presidenza del Consiglio ci dice di installarlo”

Minimizzare e riversare la colpa sull’allora ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. È stata questa la strategia difensiva del centro-destra per lo scandalo del software ECM in grado di spiare e modificare i documenti all’insaputa dell’utente di oltre 40mila Pc in dotazione agli operatori della giustizia.

Un esempio? Il messaggio postato ieri dal forzista Enrico Costa su X: “Report sostiene che dal 2019 i tecnici del dipartimento tecnologica del ministero della Giustizia avrebbero installato su tutti i dispositivi presenti nelle procure, tribunali, uffici giudiziari d’Italia, un software che consentirebbe di spiare i magistrati. E precisa che tale installazione sarebbe avvenuta all’insaputa dello stesso ministro Bonafede. 2019, Governo Conte: ministro della Giustizia Bonafede. Il nostro fantastico campo largo, anziché chiedere informazioni a Conte, capo del Governo all’epoca o al suo Guardasigilli, se la prende con Nordio ed il Governo, per fatti avvenuti 3 anni prima del loro insediamento. Questo è l’esatto indice di misura della credibilità della nostra opposizione”.

Le pressioni per non rimuovere il software spia

Tuttavia, il punto della questione è un altro: dato per scontata la gravità dell’installazione del software a monte, la cosa preoccupante è che una volta scoperto il “baco”, secondo quanto ripotato da Report, non si sia intervenuti per sanarlo. Anzi, secondo la ricostruzione giornalistica, ci sarebbero state pesanti pressioni dell’esecutivo affinché si mantenesse la possibilità di interagire da remoto con i computer dei magistrati.

L’ammissione nelle registrazioni del dirigente del ministero del 2024

E, a dimostrazione di quanto sostenuto, ieri Report ha diffuso un dialogo risalente al maggio del 2024 tra Giuseppe Talerico, dirigente del ministero della Giustizia, responsabile del Cisia di Milano, il Coordinamento Interdistrettuale dei Sistemi informatici, cioè il braccio operativo del Ministero nel Nord-Ovest, e un tecnico informatico.

Talarico – dal quale, come spiega Report, dipende la rete dei pc di tutte le Procure i Tribunali, gli uffici giudiziari del Nord-Ovest – viene mandato a Torino dal Ministero per occuparsi della “protesta dei tecnici locali supportata dalla Procura, dopo che era stata scoperta la possibilità di entrare sui pc dei magistrati attraverso ECM, senza lasciare traccia”, racconta l’autore dell’inchiesta, Carlo Tecce.

Secondo la ricostruzione, “Talarico in varie riunioni impone l’installazione del programma Ecm, lo fa con veemenza in una riunione con altri tecnici informatici locali e ministeriali avvenuta nel mese di maggio 2024 negli uffici del Palazzo di Giustizia di Torino”. E, aspetto assai più grave, ammetterebbe che il mantenimento del software nei computer sia una direttiva proveniente direttamente dalla Presidenza del Consiglio.

“C’è la Presidenza del Consiglio dei ministri che ci sta dicendo di fare ‘ste cose”

Nella puntata in onda domenica prossima in prima serata su Rai Tre Sigfrido Ranucci manderà in onda anche alcuni stralci di quell’incontro. Ieri intanto ha fornito alcune anticipazioni.

Talerico ai tecnici: “Per le prossime si dice (riferito ai magistrati, ndr) sono direttive di DGSIA (la Direzione informatica del ministero, ndr) in maniera molto più ermetica. Non dare troppe informazioni”.

E ancora: Talerico: “Certe volte noi facciamo le cose come amministrazione che ci vengono imposte da altre forze. Se ti dico che c’è la Presidenza del Consiglio dei ministri che ci sta dicendo di fare ‘ste cose, non possiamo essere noi a metterci in difficoltà da soli”.

E continua: “Se stiamo facendo ‘sta riunione, significa che siamo in difficoltà, perché siamo ancora fermi con un aggiornamento che però ci ha chiesto la Presidenza del Consiglio dei Ministri”. Il dirigente quindi si lamenta perché “non abbiamo messo ancora ECM in Procura” e il tecnico informatico locale ribatte: “Io pensavo che l’attività fosse aggiornare i computer, perché in quel caso sono già aggiornati…”, il che porta Talarico a confermare: “ma dobbiamo avere la controllabilità di ‘sti computer attraverso ‘sto ECM”.

La smentita della Presidenza del Consiglio

Mercoledì, dopo la diffusione delle prime clip dell’inchiesta di Report, la Presidenza del Consiglio in una nota aveva sostenuto che la responsabilità delle infrastrutture digitali dei computer ricade sul Ministero della Giustizia. Un’affermazione, però, che si scontra con le parole dell’ingegner Talarico…

L’ex ministro Bonafede: “Mai sentito parlare della questione del software Ecm”

Infine, sempre ieri, Report ha diffuso anche una brevissima intervista all’allora ministro Bonafede. “Non ho mai sentito parlare della questione del software Ecm, nulla mi è stato sottoposto. Il ministro ha una funzione di indirizzo politico-amministrativo e in questo caso siamo in presenza di una scelta molto tecnica”, afferma l’ex Guardasigilli. “Se fosse emersa una problematica”, conclude Bonafede, “chiaramente avrei chiesto degli approfondimenti e in particolare in che modo viene minata la sicurezza dell’attività dell’amministrazione”.