Soldi venezuelani ai Cinque stelle. La Meloni vuole buttare al vento 350mila euro per istituire una Commissione d’inchiesta su una fake news

di Carmine Gazzanni
Politica

Una commissione parlamentare d’inchiesta “sull’esistenza di finanziamenti da parte della Repubblica del Venezuela nei riguardi di partiti italiani e su eventuali interferenze in scelte politiche e di governo”. Questa è l’ultima idea dei Fratelli d’Italia: venti parlamentari, a cominciare dalla leader Giorgia Meloni, hanno infatti presentato una proposta di legge per capire se la ricostruzione del quotidiano spagnolo Abc secondo cui il Movimento cinque stelle avrebbe preso 3,5 milioni di euro da parte del governo venezuelano, risponda al vero. Fa niente se, nel frattempo, ha preso sempre più corpo la tesi per la quale sarebbe una fake-news messa in giro dalle destre. Se così fosse, assisteremmo al bislacco e paradossale scenario di una destra che chiede di indagare su una balla messa in giro dalla destra stessa. Un capolavoro.

INDAGINI A TUTTO TONDO. Eppure Meloni e compagni (pardon per il compagni) sono certi che dietro ci sia qualcosa, anche perché “il Movimento Cinque Stelle ha tenuto da sempre una linea politica marcatamente filo venezuelana”. Senza dimenticare, ancora, che “nel corso della legislatura i Governi italiani (anche il Conte 1, appoggiati dagli alleati leghisti, della Meloni, ndr) non hanno mai preso alcuna posizione contro il dittatore Maduro e non si sono mai adoperati per il riconoscimento di Juan Guaidó come Presidente ad interim del Venezuela o per la transizione democratica del Paese”.

Ed ecco le conclusioni: “Qualora le gravissime accuse fossero confermate, emergerebbero anche fattispecie penalmente rilevanti e varie ipotesi di reato ministeriale”. Ecco perché “appare necessario fugare con estrema urgenza ogni dubbio circa l’asserito finanziamento a partiti del sistema politico italiano ad opera del regime venezuelano”. Peccato i Fratelli non abbiano avuto la stessa solerzia nel proporre una commissione su presunti fondi (per cui c’è peraltro un’indagine aperta dalla magistratura) partiti da un altro Paese (Russia) a un altro partito (Lega). Su questo caso, chissà perché, nessuno pare abbia fiatato.

FRATELLI TOGATI. Ma c’è di più. A leggere i sette articoli che compongono la proposta di legge, si capisce come l’idea sia quella di indagare nel dettaglio su quanto ricostruito dal giornale spagnolo. Innanzitutto, essendo una commissione d’inchiesta, i parlamentari lì riuniti potranno procedere “alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria”, tanto da poter adottare “provvedimenti attinenti alla libertà e alla segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione nonché alla libertà personale”. Volendo, ancora, la commissione ha anche la facoltà di “acquisire copie di atti e documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l’autorità giudiziaria o altri organismi inquirenti”.

Un lavoro corposo per il quale si richiede che la stessa commissione sia composta da 40 deputati “nominati dal Presidente della Camera dei deputati in proporzione al numero dei componenti dei gruppi parlamentari, assicurando comunque la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo”. E, manco a dirlo, non sarà gratis. “Le spese per il funzionamento della Commissione” sono infatti stabilite “nel limite massimo di euro 100.000 per l’anno 2020, di euro 150.000 per l’anno 2021 e di euro 100.000 per l’anno 2022” e, ovviamente, “sono poste a carico del bilancio interno della Camera dei deputati”.

In pratica si dovrebbero spendere circa 350mila euro per capire se una notizia sia innanzitutto vera o falsa, dato che si è diffusa la voce di una fake-news messa in giro per screditare i Cinque stelle. Per comprendere questo dettaglio (che dettaglio non è) Fratelli d’Italia prevede anche che la commissione concluda “i propri lavori entro ventiquattro mesi dalla sua costituzione ed entro i successivi due mesi presenta alla Camera dei deputati una relazione finale sull’attività svolta”. Due anni, nonostante i fondi siano spalmati su tre. È il minimo, d’altronde, per mettere con le spalle al muro il Movimento cinque stelle.