Solinas cuce la bocca ai medici sardi. Ultimo affronto alla sanità. Non bastava il piano di maxi-tagli e privatizzazioni. Ora al personale è vietato parlare con la stampa

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Sembra uno scherzo ma purtroppo non lo è. È una triste e per certi versi scioccante verità visto il periodo che stiamo attraversando. C’è una regione d’Italia in cui, nonostante gli eroici sacrifici che il personale sanitario sta facendo giorno dopo giorno, impedisce agli stessi infermieri e medici di parlare e potersi confrontare con la stampa. Manco fossimo in dittatura (o forse sì?). Benvenuti in Sardegna dove la giunta guidata dal leghista-azionista Christian Solinas a quanto pare ha deciso di tappare la bocca ai medici. Ma non con le mascherine, cosa che sarebbe stata buona, giusta e lodevole e in quell’eventualità avremmo qui tessuto le lodi di Solinas; ma con un’ordinanza a dir poco bislacca.

Come riferiva ieri l’Agi, dal 13 marzo è scattato un giro di vite sulle informazioni in uscita da aziende sanitarie, ospedali e dai direttori dei reparti di Malattie infettive, che stanno ospitando pazienti contagiati dal coronavirus, con tanto di minaccia di provvedimenti disciplinari per il personale sanitario che parlerà coi giornalisti e sui social. Manco fosse la Gestapo. A firmare la note è stato in prima persona l’assessore alla Sanità Mario Nieddu, leghista manco a dirlo pure lui. Nella nota Nieddu ricorda che la comunicazione verso la popolazione è in capo alla sola Regione “attraverso qualunque mezzo (televisivo, stampa, social network, sito internet, etc) e raccomanda di “attenersi strettamente a tale disposizione”.

Poi, sempre tramite pec, arriva anche l’avvertimento agli eventuali trasgressori: “Si chiede di avviare, senza indugio, opportuni provvedimenti disciplinari verso chiunque non si attiene strettamente a tale disposizione”, scrive Nieddu, ribadendo che “qualunque attività comunicativa di codeste aziende dev’essere autorizzata” dalla Regione. La ragione di tale decisione? Difficile dirlo ma è più che legittimo che non si voglia far sapere buchi, mancanze, tagli di cui la sanità pubblica regionale è vittima.

MANNAIA SUL PUBBLICO. Già, perché se di una cosa la Regione si è resa protagonista in questi pochi mesi di amministrazione è relativa proprio a una distorsione della cosa pubblica in tema di sanità. Le avvisaglie nei mesi passati sono state diverse, tra denunce, lettere inviate al ministero e segnalazioni alle istituzioni nazionali. Il mood era sempre lo stesso: se da una parte si taglia alla sanità pubblica, si regalano corposi finanziamenti a quella privata. Uno dei primi atti della giunta Solinas, non a caso, c’è l’autorizzazioni delle prestazioni in convenzione del nuovo ospedale privato Mater Olbia, nato dalla collaborazione tra l’organizzazione no-profit “Qatar Foundation Endowment” e la “Fondazione Policlinico Gemelli” di Roma.

Il finanziamento regionale dell’operazione è passato anche con il voto favorevole di un consigliere Pd e l’astensione del resto dei democratici e dei Cinque Stelle: i sardi devono così pagare 25 milioni per il 2019, 60,6 milioni per il 2020 e altri 60,6 per il 2021 per ottenere prestazioni specialistiche che si è scelto di non sviluppare nelle strutture pubbliche. E non c’è che dire: oltre 146 milioni in tre anni sono un impegno enorme, per una regione che ha poco più di un milione e seicentomila abitanti. Il conto è stato fatto nel dettaglio già tempo fa da L’Espresso: un solo ospedale privato da duecento posti letto sta prosciugando novanta euro a testa, contando anche quanti stanno bene e non hanno mai avuto bisogno di un ricovero. Sanità e assistenza all’infanzia godono della stessa generosità: altri diciassette milioni sono andati alle scuole materne private, di cui dieci a imprese e associazioni cattoliche.

L’ULTIMA POLEMICA. Il punto è proprio questo: aumentano i fondi ai privati e si tagliano quelli al pubblico. L’ultimo scontro si è avuto, manco a farlo apposta, a metà gennaio quando Alessandro Nasone, segretario regionale del sindacato nazionale degli infermieri ‘Nursing up’ ha denunciato l’incredibile strategia politica della giunta regionale: “Non si possono destinare queste cifre alla sanità privata se poi si lascia quella pubblica senza le risorse necessarie”. Ma di quanto stiamo parlando? I numeri parlano per tutti: per il 2020 la Regione Sardegna verserà nelle casse della sanità privata 160 milioni di euro, 99 alle 8 cliniche e 60,5 al già citato Mater Olbia, un ospedale come denunciato da tante associazioni di cittadini che è sprovvisto di pronto soccorso. E forse, dinanzi a questi numeri, non è un caso che il 14,6% dei sardi rinuncia a curarsi perché economicamente impossibilitato. Ma forse non lo sapremo mai. Qui in Sardegna è vietato aprir bocca.